Si moltiplicano i casi di frigoriferi impazziti, che si spengono di colpo o, peggio, vedono aumentare la propria temperatura, rovinando il cibo e costringendo i supermercati a gettare ingenti quantità di prodotti. Una serie di episodi che ha colpito numerosi Paesi europei e che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe riconducibile ad attacchi informatici. Al momento non esiste un’attribuzione ufficiale e nessuna organizzazione ha rivendicato gli attacchi più recenti.
Tuttavia, una ricerca pubblicata il 22 ottobre dalla società americana di cybersicurezza Forescout documenta una serie di precedenti operazioni contro infrastrutture analoghe, rivendicate da gruppi di hacker filorussi. Secondo lo studio, realizzato dai ricercatori di Vedere Labs, dall’inizio del 2026 sono stati registrati oltre venti attacchi rivendicati contro sistemi di refrigerazione industriale e commerciale.
Tra i gruppi maggiormente attivi figurano Z-Pentest Alliance e NoName057(16), entrambi filorussi e già noti per le loro operazioni contro infrastrutture occidentali. Tra gli obiettivi delle operazioni rivendicate figurano supermercati, magazzini ortofrutticoli, cantine vinicole e stabilimenti agroalimentari in Italia, Spagna e altri Paesi europei.
Lo studio sugli attacchi hacker ai frigoriferi
Il 26 aprile scorso, secondo Forescout, Z-Pentest Alliance ha rivendicato dieci attacchi in una sola giornata. Le modalità operative presentano analogie con quelle osservate negli episodi più recenti in Europa. Gli aggressori riescono ad accedere alle interfacce di controllo dei sistemi frigoriferi collegati a Internet, modificando da remoto le temperature, i cicli di sbrinamento e altri parametri di funzionamento.
Operazioni che possono provocare il deterioramento delle merci senza richiedere necessariamente l’impiego di software malevoli sofisticati. Forescout precisa tuttavia che non vi sono elementi per attribuire ai gruppi filorussi gli attacchi più recenti, né è stato dimostrato che gli episodi registrati in diversi Paesi siano riconducibili a un’unica regia. La possibilità di un coinvolgimento di soggetti legati ad apparati statali viene comunque presa in considerazione dagli esperti di cybersicurezza.
Il parere degli esperti
Interpellato dal Guardian, Rafe Pilling, responsabile dell’intelligence sulle minacce informatiche della società Sophos, ha indicato due scenari plausibili: un’operazione sostenuta da uno Stato per dimostrare le proprie capacità offensive oppure l’iniziativa di un hacker isolato. L’assenza di richieste di riscatto e di rivendicazioni pubbliche rappresenta un elemento significativo, ma non sufficiente per determinare l’identità degli autori.
Anche Tom Hegel, ricercatore della società di cybersicurezza SentinelOne, ha osservato, in dichiarazioni raccolte da Computer Weekly, che gli attacchi potrebbero rientrare nelle operazioni di sabotaggio difficilmente attribuibili che negli ultimi anni hanno interessato diversi Paesi europei. Secondo l’esperto, l’accesso abusivo a un pannello di controllo può lasciare tracce estremamente limitate, rendendo difficile distinguere l’azione di un singolo individuo da quella di un servizio d’intelligence.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la diffusione di sistemi vulnerabili o esposti. Forescout ha individuato 12.976 servizi di gestione della refrigerazione accessibili attraverso Internet, distribuiti su 6.017 indirizzi IP pubblici in 99 Paesi e territori. Francia, Italia e Grecia figurano tra i Paesi europei maggiormente esposti.