Aule pollaio e dati nascosti. Sulla scuola il governo ha dormito quattro mesi. E ora vuole scaricare i suoi errori sugli studenti con la Dad. Si torna in classe il 10 gennaio

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Dad o non dad? Il Consiglio dei ministri domani dovrà sciogliere uno dei nodi che sta creando fermento nel mondo della scuola: didattica a distanza o no? Per il momento l’unica certezza è che la campanella suonerà il 10 gennaio per tutti gli istituti di ogni ordine e grado (qualche regione anticipa al 7).

Niente slittamento, quindi, come chiedeva ad esempio il governatore della Campania, Vincenzo De Luca (leggi l’articolo): “In relazione alla riapertura delle scuole, sento circolare l’ipotesi di tenere a casa i bambini non vaccinati – ha scritto in una nota –. Mi sembrerebbe una misura tanto odiosa e discriminatoria, quanto ingestibile. Credo che si debbano prendere misure semplici ed equilibrate, con l’obiettivo di aprire le scuole in presenza quanto prima e per sempre”.

Da nord a sud il tema è caldo e più che divisivo. “Sulla scuola bisognerà intervenire” ha detto il governatore leghista del Veneto Luca Zaia, “porteremo una proposta al Tavolo nazionale delle Regioni che modifica le regole rispetto alla durata delle quarantene e di chi dovrà farle, rispetto alla situazione vaccinale” ha detto Zaia. “Sarà una decisione del Tavolo nazionale – ha aggiunto – su cui non posso dare anticipazioni, ma verrà presa da tutti. Soprattutto per le superiori le percentuali di vaccinazione sono molto alte, per cui riusciamo a gestire le presenze in maniera migliore”, ha concluso.

“Sono contrario alla Dad per gli studenti non vaccinati”, ha detto il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso. “Perché ad oggi abbiamo vaccinato 340mila studenti tra i 5 e gli 11 anni, cioè meno del 10 per cento. Questo vorrebbe dire esporre al rischio Dad oltre tre milioni e mezzo di ragazzi, quindi negare loro il diritto allo studio”. Sasso, poi, ha puntato sulla realizzazione degli impianti di aerazioni all’interno degli istituti: “I soldi ci sono, ora è necessario procedere”. Il sottosegretario, poi, ha specificato che “ci sono 150 milioni di euro stanziati, ma la burocrazia spesso ferma l’avvio dei lavori all’interno degli istituti. Non è possibile – ha sottolineato – che le autorità sanitarie continuino a ribadire che per contrastare il Covid occorra tenere le finestre aperte perché i nostri ragazzi non prenderanno il Covid ma si ammaleranno di polmonite. Le scene delle coperte in classe non sono ammissibili“.

Sull’argomento è intervenuta anche l’ex ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina: “La scuola non può sapere chi è vaccinato o chi non, in assenza di una norma che prescriva l’obbligo vaccinale per studentesse e studenti. O, meglio, non ha proprio il diritto di saperlo. Quindi, invece di perdere tempo su una ipotesi palesemente discriminatoria, a 4 giorni dal rientro in classe sarebbe il caso di dare risposte sulla fornitura delle mascherine FFP2 per tutti e sul ripristino del metro di distanza in classe”.

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