Bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata allo Stato. Nuova processo in vista per l’ex ministra Santanchè. Stavolta per il crack Ki Group

Nuova tegola sull'ex ministra Santanchè. La procura di Milano ha chiuso le indagini sul crac Ki Group e intende processarla per bancarotta e truffa allo Stato

Bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata allo Stato. Nuova processo in vista per l’ex ministra Santanchè. Stavolta per il crack Ki Group

L’ennesima tegola giudiziaria si abbatte su Daniela Santanchè. Ieri, mentre il Senato votava l’insindacabilità per alcune dichiarazioni rese dalla senatrice di Fratelli d’Italia, da Milano arrivava infatti un nuovo avviso di chiusura delle indagini che apre la strada a una richiesta di rinvio a giudizio ben più pesante. Al centro ci sono i fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl: sedici indagati, una società e accuse che vanno dalla bancarotta fraudolenta al falso in bilancio fino alla truffa aggravata ai danni dello Stato.

Per i pm Luigi Luzi e Guido Schininà, coordinati dall’aggiunto Roberto Pellicano, l’ex ministra del Turismo, presidente del cda di Ki Group Holding dal 2015 al 2019, insieme agli altri amministratori avrebbe provocato “con dolo o per effetto di operazioni dolose” il dissesto della società. Non una semplice cattiva gestione, dunque, ma una serie di condotte che, secondo l’accusa, avrebbero prodotto danni milionari.

Un buco da oltre 13 milioni di euro

L’avviso di conclusione delle indagini ricostruisce un quadro estremamente pesante. I magistrati contestano innanzitutto il “sistematico inadempimento” degli obblighi fiscali e previdenziali, con debiti verso lo Stato superiori a 3,3 milioni di euro accumulati già a partire dal 2012. Ma non è tutto.

Secondo la Procura, già nel bilancio 2015 la società presentava un patrimonio netto negativo che sarebbe stato omesso, così come nei bilanci successivi. La prosecuzione dell’attività, sostenuta anche attraverso il ricorso a prestiti obbligazionari, avrebbe finito per aggravare ulteriormente il dissesto, provocando un danno quantificato in quasi 13 milioni di euro.

Per Santanchè si tratta dell’ennesimo fronte giudiziario aperto. Alla vicenda Ki Group si aggiungono infatti il processo sul caso Visibilia e quello relativo alla presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps. Un mosaico di procedimenti che continua ad allargarsi e che rende sempre più difficile sostenere la narrazione di una semplice persecuzione politica.

Il tempismo rende la giornata ancora più paradossale. Poche ore prima dell’annuncio della chiusura delle indagini, Palazzo Madama aveva infatti approvato la relazione della Giunta per le immunità riconoscendo l’insindacabilità parlamentare di alcune dichiarazioni della senatrice. Una tutela prevista dall’articolo 68 della Costituzione che, però, nulla ha a che vedere con le contestazioni sui crac societari. Quelle seguono un altro binario e ora si avviano verso il giudizio.

Per l’ex ministra, già costretta nei mesi scorsi a lasciare il governo sotto il peso delle inchieste, il conto con la magistratura è dunque tutt’altro che chiuso. Anzi, sembra destinato ad appesantirsi ulteriormente.