A chi infastidisce che un gruppo di madri sfati i tabรน sulla gravidanza, denunci le mortificazioni subite durante i novi mesi o il parto? Raccontarsi con coraggio รจ un diritto e un dovere. Che tu sia un paziente o un medico, la veritร non puรฒ che salvare vite. Per anni abbiamo subito un pensiero unico e imposto su: dolore, allattamento e perfino sulla depressione post partum. Trattato poco e male.
Chi non si รจ sentita inadeguata di fronte ad esternazioni come:โ lโhanno fatto tutte di partorire e con dolore. Tu perchรฉ richiedi un trattamento โprivilegiatoโ? Allatta perchรฉ รจ un diritto, ma anche il dovere di una brava madre. Fa bene al bambino ed รจ un collante?โ
Poco importa se il termometro del tuo corpo segnala un allarme, se hai dei limiti, se proprio non riesci a fare โcome fanno le altreโ. Quelle che stranamente ti vengono portate come esempio e appaiono felici, soddisfatte, in forma, lungimiranti su ogni tema.
La straordinarietร di una maternitร deriva anche dal fatto che siamo esseri diversi. Siamo portatrici di vita, ma anche di esperienze soggettive.
Chi non ha incontrato ostilitร nel proporre lโepidurale o nel chiedere assistenza se lโospedale ti โconsenteโ di portare il bambino da subito in stanza accanto al tuo letto? Eโ possibile che sia una scelta e non un obbligo, anche se spacciato come opportunitร o valore aggiunto?
Eโ possibile che per una madre che ha appena partorito con un cesareo, magari dopo ore di travaglio, sia esausta e che non abbia il coraggio di ammetterlo?
Perchรฉ una madre deve vergognarsi di ammettere di avere delle difficoltร ? Chi impone che una madre sia un supereroe?
Ho riflettuto prima di intervenire su una questione cosรฌ delicata come la campagna #BastaTacere. Sono incinta del terzo figlio ed รจ fuori dubbio che ci si senta piรน esposti, vulnerabili e che si voglia solo sperare che tutto andrร per il meglio. Perfino dimenticare.
Ma non รจ cosรฌ. Non si dimentica. Ed รจ giusto, sempre, parlarne. Io lo feci dopo il primo parto. Se non avessi incontrato un ginecologo straordinario che mi ha seguita negli ultimi mesi e una neurologa che solo anni dopo mi ha rimessa in piedi, oggi sarei una donna diversa. Terrorizzata, ancora ferita. Forse non avrei piรน partorito.
Anche i medici, le ostetriche, gli infermieri, hanno il diritto di raccontare cosa subiscono, certo. Spesso i pazienti o i loro parenti sono maleducati, insistenti, impazienti, violenti.
Ma oggi mi metto dalla parte del paziente, delle madri, di questa campagna. Oggi ricordo il mio vissuto. Le mie richieste di aiuto e sostegno inascoltate. Ricordo ogni singola parola che mi รจ stata detta anche se sono trascorsi dieci anni. Ricordo tante mortificazioni. Il dolore neurologico che mi ha perseguitata per anni. Sottovalutato e deriso.
Il parto successivo รจ stato diverso. Ho incontrato un medico che ha rispettato da subito la mia volontร su: allattamento, assistenza. E, soprattutto, avendo parlato, non ho mai piรน avuto paura di pretendere ascolto. E non ho mai, mai piรน permesso la frase: โCome fanno tutte.โ Ecco perchรฉ questa campagna ha il diritto di esistere.
“Come fanno tutte” รจ un ricatto psicologico.
Le madri vanno ascoltate. Ciรฒ che fanno รจ un miracolo di cristallo. Delicatissimo. Come tale va trattato.