Battaglia sulla banda larga. Terna si tira fuori dalla corsa. La rete dei telefoni del futuro scatena gli appetiti. Una torta da 6,5 miliardi che fa gola a Enel e Fs

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Solo in un Paese senza strategia industriale può capitare che i gruppi partecipati dallo Stato si facciano guerra tra loro. Il caso della banda larga resterà in questo senso una macchia. Per anni nessuno si è occupato di realizzare la rete in fibra indispensabile per portare la telefonia e il tv del futuro nelle case degli italiani. Un’infrastruttura che non avremmo visto mai se non fosse diventata da un pezzo indispensabile per garantire una prospettiva di business alle compagnie telefoniche. Di qui le pressioni sul governo che ha messo sul piatto 6,5 miliardi. Una torta su cui Telecom ha subito messo gli occhi, con l’idea di realizzare questa rete per tenerla però di proprietà.

NOSTALGIA DEI MONOPOLI
Apriti cielo! Giustamente i competitor, con Vodafone in testa, hanno chiesto di non essere esclusi in nome del diritto alla concorrenza. L’operazione mal gestita dalla Cassa depositi e prestiti guidata dall’ex ministro Franco Bassanini, ha costretto Telecom a forzare la mano e accordarsi con Fastweb per sviluppare questa rete da soli. Uno schiaffo al governo, al quale Palazzo Chigi ha risposto facendo trapelare che a portare la fibra nelle città italiane (e duqnue a prendersi i 6,5 miliardi) sarebbe stata allora l’Enel. Una soluzione che non pare vera al colosso elettrico, sempre più ammanicato alla politica (è di questi giorni la nomina di un ex eurodeputato Ncd trombato alle ultime elezioni – Alfredo Antoniozzi – nel Cda). Con l’immenso debito che si ritrova (circa 38 miliardi) Enel sembra più interessata a fare soldi con questi finanziamenti pubblici che facendo utili propri. D’altra parte la società affidata a Francesco Starace sta battendo in ritirata su molti mercati esteri, spesso con forti perdite.

PAGA SEMPRE LO STATO
Piatto ricco mi ci ficco, la rottura tra Governo e Telecom non è parsa vera anche alle Ferrovie, pure queste controllate dal Tesoro e pronte a costruire la rete della banda se glielo chiede il Paese (ovviamente pagando i 6,5 miliardi stanziati dallo Stato). Potevamo fermarci qui? No, e allora ecco che ieri il Corriere della Sera rivela che pure Terna, guidata da Matteo Del Fante, è pronta a correre per questo ricco contributo. Scoppia un putiferio e nel pomeriggio arrivare la retromarcia: “Non c’e’ alcun coinvolgimento di Terna nel progetto” per la banda ultralarga. Tutti contro tutti, insomma, con accelerate e frenate in libertà, nel caos di un Paese senza strategia industriale.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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