Turisti in fuga dalle spiagge tunisine. Esodo dal Paese: fuggiti già in 3mila. Ma così i jihadisti cantano vittoria

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Facciamo meglio a non andare in in vacanza in Tunisia finendo così per darla vinta ai terroristi, oppure ci andiamo per aiutare il Paese a riprendersi? La domanda è d’obbligo, perchè arrendersi al califfato sarebbe un’ulteriore sconfitta di fronte al terrore. Senza Turismo, la prima industria del Paese, la Tunisia crollerebbe presto a picco. Esattamente quello che voleva l’assassino che ha compiuto la strage nei resort di Sousse. Esattamente quello che volevano i killer spietati che hanno insanguinato il museo del Bardo. Il sangue dei turisti stranieri non è mai stato casuale. I terroristi sanno che l’Europa è molle, che ha paura ma non troppa. Dunque evita i rischi delle vacanze pericolose, ma non si sogna neppure di armare un suo esercito per fare l’unica cosa che va fatta: bloccare con le armi questi criminali che uccidono, sgozzano e torturano in nome di un Corano utilizzato a loro uso e consumo.

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Di qui l’ultima punizione dei jihadisti alla Tunisia. Un Paese che con dignità e orgoglio ha perseguito la strada democratica dopo 32 anni di dittatura, indicendo elezioni regolari e aprendo alla dialettica politica, ma che ora rischia di divenire l’ennesimo buco nero nella mappa degli “Stati falliti”. Proprio a questo puntano i gruppi estremisti, facendo perno anche sulla vicinanza alla Libia, altro Stato saltato, i cui porosi confini sono manna dal cielo per il Califfato islamico che, nei campi di addestramento libici, ha arruolato più di 5mila tunisini. Compreso colui che ha ucciso 38 persone venerdì scorso. Un omicidio che rischia di uccidere un intero Paese. Infatti l’economia della Tunisia si basa soprattuto sul turismo. Una risorsa che vale il 7% del Pil nazionale, dà lavoro a un tunisino su dieci. Ma dall’inizio dell’anno le presenze sono crollate: nei primi sei mesi del 2015, gli ingressi registrati sono diminuiti del 21,9%. In realtà, un crollo di arrivi si era verificato a seguito della Rivoluzione dei gelsomini del 2011, quando Ben Ali fu costretto alla fuga dopo circa 23 anni al potere, e una nuova battuta d’arresto era poi giunta dopo l’attacco del 18 marzo scorso al Bardo. E se si allarga lo sguardo a cinque anni fa, prima della rivoluzione, la picchiata fa segnare un -28,3 per cento.

L’ESODO
L’ultima strage ha già messo in fuga 600 belgi e 2.500 inglesi. Thomson Holidays, tour operator d’Oltremanica, ha cancellato tutti i viaggi programmati in Tunisia per la prossima settimana. Anche la Federazione Italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo non consiglierà più i viaggi in Tunisia. ma c’è di più: è a rischio anche una rotta storica per gli affari, la linea marittima Genova-Tunisi, uno dei principali caselli del Mediterraneo per le rotte di passeggeri cosiddetti “etnici” e per le merci che fanno dell’Italia il secondo partner commerciale della Tunisia, con scambi bilaterali per quasi 5,5 miliardi di euro e investimenti diretti italiani di oltre un miliardo. Insomma, una situazione che rischia di aggravare crisi economica e malcontento; fattorie che creano terreno fertile per i gruppi fondamentalisti.

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