Donald Trump ha messo in scena giovedì a Davos la sua visione per risolvere le crisi internazionali, allargando l’orizzonte anche oltre la Striscia di Gaza, e chiamando a raccolta una ventina di leader, tra fedeli alleati e autocrati, per inaugurare con una firma a margine del World Economic Forum il Board of Peace, di cui il tycoon sarà presidente a vita. “Nutriamo seri dubbi su una serie di elementi contenuti nello statuto del Consiglio di pace relativi al suo ambito di competenza, alla sua governance e alla sua compatibilità con la Carta delle Nazioni Unite”, ha affermato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.
Board of Peace della vergogna, ma Meloni smania per aderire
Il Board di Gaza è stato firmato, tra i Paesi europei, solo da Ungheria e Bulgaria. E’ stato rifiutato nettamente dalla Spagna e dalla Francia. Mentre altri Paesi hanno preso tempo, tra questi anche l’Italia. Anche se, tornando da Davos, Trump ci ha voluto mettere ancora una volta lo zampino. “Giorgia Meloni e Karol Nawrocki mi hanno detto che vogliono unirsi, ma prima devono espletare le formalità necessarie”, ha detto il presidente americano. Il ministro delle Finanze e dell’Economia polacco ha categoricamente escluso lo stanziamento di 1 miliardo di dollari per l’adesione al Board. Meloni ha fatto capire, invece, con chiarezza che a impedire la firma c’è un intoppo solo giuridico e non di natura politica.
Meloni interessata al Board: l’ostacolo è solo costituzionale
“Ho detto che per noi ci sono oggettivamente dei problemi di carattere costituzionale, chiedendo anche la disponibilità a riaprire questa configurazione per andare incontro alle necessità non solo dell’Italia ma anche di altri Paesi europei. La presenza di Paesi come il nostro può fare la differenza”, ha detto Meloni, che ha aggiunto: “Autoescludersi a priori è una scelta sbagliata”.
Sintonia tra Meloni e Merz
Piena sintonia con il cancelliere tedesco. “Rispetto al Consiglio di pace personalmente sarei disposto a entrarci se accompagnasse il processo su Gaza anche in una seconda fase, ma in ogni caso le attuali strutture di governance non possiamo accettarle”, ha detto Friedrich Merz al vertice intergovernativo Italia-Germania, aggiungendo “che siamo pronti a esplorare con gli Usa nuovi format”. Meloni fa di tutto per compiacere Trump: “Spero che potremo dare il Nobel per la Pace a Trump e confido che possa fare la differenza anche sulla pace giusta e duratura per l’Ucraina”.
Opposizioni all’attacco di Meloni: riferisca in Aula
Le opposizioni sono partite all’attacco. “Meloni chiede a Trump di rivedere Board of Peace perché l’Italia ha ‘problematiche costituzionali’. Poi auspica che il Presidente Usa possa prendere premio Nobel per la pace. Infine, gli dà anche un po’ ragione sull’Artico. Dal sovranismo al servilismo il passo è davvero breve”, ha detto il dem Arturo Scotto. “La premier Giorgia Meloni, senza pudore, arriva oggi a dichiarare pubblicamente che spera che Donald Trump possa ricevere il Premio Nobel per la Pace. Si tratta di un servilismo senza precedenti: non prova nemmeno un po’ di vergogna a trasformare l’Italia in uno zerbino del Presidente Trump? Ancora più grave è l’apertura verso il Board of Peace, un’operazione di speculazione immobiliare costruita sullo sterminio del popolo palestinese”, dice Angelo Bonelli da Avs.
“Un Governo responsabile non solo farebbe ammenda dopo aver offerto copertura politica al genocidio di Gaza, ma di fronte al preoccupante progetto del Board of peace prenderebbe una posizione chiara e verrebbe a riferirla in Parlamento”, ha dichiarato il leader dei 5 stelle, Giuseppe Conte.
Trump ritira l’invito ad entrare nel Board al premier canadese
Il presidente americano intanto ha annunciato di aver ritirato l’invito al premier di Ottawa Mark Carney per aderire “a quello che sarà il Consiglio di Leader più prestigioso mai assemblato, in qualsiasi epoca”, ossia il Board of Peace. Nessuna spiegazione, ma è evidente la vendetta all’indomani del discorso di Carney a Davos, in cui ha elogiato i valori democratici e criticato (senza nominarla) l’America di Trump per la sua politica egemonica e autoritaria.