Sul Board of Peace l’Ue erige un muro. E, salvo poche eccezioni, prende tempo o rifiuta l’invito di Donald Trump a entrare nell’organismo che sembra, di fatto, un tentativo di rimpiazzare l’Onu. Ma le eccezioni non mancano. Anzi, soprattutto una. Perché, come ha detto lo stesso Trump, c’è chi è intenzionato a entrare. E quel qualcuno è l’Italia di Giorgia Meloni, che si si schiera con Trump mentre l’Ue fa muro, insieme all’Ungheria di Viktor Orban.
Il Consiglio europeo straordinario terminato nella notte ha ribadito le distanze attuali tra Usa e Ue, ma non ha portato a una vera chiusura. Anche se le distanze sul Board of Peace restano, per tutti o quasi. Nelle conclusioni – in quest’occasione solo orali e non scritte – il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, parla di “seri dubbi” sul Consiglio di pace voluto da Trump.
Board of Peace, il muro dell’Ue ma Meloni sta con Trump
L’unità contro Trump in questo caso c’è, ma fino a un certo punto. Perché al Board hanno già aderito Ungheria e Bulgaria, mentre l’unico netto rifiuto finora è arrivato dalla Spagna. Tanti, però, hanno già fatto capire le loro intenzioni con dubbi e critiche. E poi c’è chi, come l’Italia, prende tempo cercando un difficile equilibrismo.
Quella di Giorgia Meloni però sa tanto di finta, come dimostrano le parole di Trump. Per il presidente Usa, infatti, l’Italia sta con lui e non con l’Ue: “Giorgia Meloni e Karol Nawrocki – dice – mi hanno detto che vogliono unirsi, ma prima devono espletare le formalità necessarie”.
Per ora Palazzo Chigi non ha replicato, forse non potendo smentire Trump nonostante la stessa Meloni abbia sottolineato l’incostituzionalità di questa operazione e dell’adesione italiana. Eppure l’impressione che la presidente del Consiglio stesse solo prendendo tempo c’era già, così come quella di un’adesione italiana appena si troverà un modo per farlo.
Così poco importa se il Consiglio di Pace per Gaza è in conflitto con l’articolo 11 della Costituzione. E d’altronde anche nel vertice Ue sono emersi diversi elementi dello statuto del Board che destano preoccupazione, a partire dalle competenze, dalla governance e dal conflitto evidente con la Carta delle Nazioni Unite.
Bruxelles per ora non esclude di collaborare con l’amministrazione statunitense nell’attuare un piano di pace per Gaza, ma la condizione per ora fissata è che questo Board operi solo in amministrazione transitoria. Insomma, la conclusione è che l’Ue si dice pronta a collaborare con gli Usa sul Board, ma esprimendo “seri dubbi” politici e giuridici su questa iniziativa. Dubbi che, per ora, impediscono alla maggior parte dei Paesi Ue di aderire.
Intanto Trump ha già ritirato l’invito all’adesione del Canada, comunicandolo al premier Mark Carney dopo le sue critiche espresse a Davos nei confronti dello stesso presidente Usa. Mai parlare male di Trump, insomma.