Boeri sa che ha perso il posto e per resistere la butta in politica. In pole per sostituirlo alla guida dell’Inps ci sono Brambilla e Nori

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Gli elementi di attrito sono talmente tanti che risulta difficile contenere le voci di un cambio al vertice dell’Inps. I rapporti tra il vicepremier, Matteo Salvini, e il numero uno dell’ente previdenziale, Tito Boeri, sono ai minimi termini. E questo non solo per quanto riguarda i riflessi previdenziali del contenimento dei flussi migratori, argomento caro al Carroccio. Insomma, gli screzi possono preludere a importanti novità. Del resto Boeri, nominato all’epoca del Governo di Matteo Renzi, ha un mandato quadriennale che scadrà nei primi mesi dell’anno prossimo. Attriti da una parte, e scadenza naturale dell’incarico dall’altra, stanno così rilanciando il più classico dei totonomine per la futura presidenza dell’Inps.

In ballo – Sul punto, soprattutto dopo lo scontro tra Salvini e Boeri andato in scena ieri, il nome che torna a circolare con insistenza è quello di Alberto Brambilla, già sottosegretario leghista al ministero del Lavoro tra il 2001 e il 2005. Brambilla è un tecnico che gode di stima traversale, ma qualcuno fa notare che nel corso degli anni ha fatto della competenza previdenziale un business. Ancora oggi, come risulta dalle visure camerali, è presidente della Social Venture srl, proprietaria del marchio “Itinerari Previdenziali”, società milanese che svolge una densa attività convegnistica e formativa nel settore pensionistico. Di più, perché la Social Venture, il cui ultimo fatturato disponibile (anno 2016) ha toccato gli 1,5 milioni di euro, risulta far capo della Sabrafin, società di cui lo stesso Brambilla è socio accomandante. Questo per dire che c’è un forte legame tra l’ex sottosegretario e la società che, a quanto filtra, svolge attività di consulenza per diversi fondi pensione. E questo fa sì che un Brambilla proiettato verso la presidenza dell’Inps dovrebbe in qualche modo prendere le distanze dalla società. Un altro nome che circola è quello di Mauro Nori, già direttore generale dell’Istituto. Nori, come ha recentemente ricordato La Notizia, con l’arrivo di Boeri non è stato confermato alla Direzione generale dell’ente. In più la conclusione del suo rapporto ha anche avuto una coda giudiziaria con l’Inps per la rivendicazione di alcuni arretrati, poi liquidati dell’Istituto. Anche i suoi rapporti con Boeri, quindi, non sono idilliaci. E questo potrebbe tornagli utile agli occhi di Salvini, pur non essendo la sua un’estrazione  tipicamente leghista.

Il profilo – Nori, infatti, è accreditato di buoni rapporti soprattutto con l’ex ministro forzista del lavoro Maurizio Sacconi. Il quale, a sua volta, vanta un legame consolidato con l’attuale ministro dell’economia, Giovanni Tria. E che Nori già graviti nell’orbita di Tria è confermato dal fatto che l’ex direttore generale dell’Inps nei giorni scorsi si è trasferito a via XX Settembre come consigliere giuridico del ministro. Pure lui, quindi, vanta sponde che potrebbero lanciarlo verso la presidenza dell’Inps. Cosa rimane a questo punto a Boeri? L’economista bocconiano, negli ultimi giorni, è stato “supportato” dal pentastellato Luigi Di Maio, che ha annunciato iniziative con l’Inps per un ritocco delle pensioni d’oro. Lo stesso Di Maio che, in qualità di ministro del lavoro, dovrà proporre la nomina del presidente dell’Inps. La partita è aperta.