Bonafede non fa sconti a Cateno. Il sindaco di Messina alla sbarra per vilipendio. Costano cari a De Luca gli insulti alla Lamorgese. Il guardasigilli concede l’autorizzazione a procedere

di Giorgio Iusti
Politica

Indossati i panni dello sceriffo durante il lockdown, eretta un’improbabile barriera sullo stretto, arrogandosi il diritto di decidere chi far entrare in Sicilia e chi no, e ricoperta di insulti la ministra dell’interno Luciana Lamorgese, il sindaco di Messina dovrà rispondere di vilipendio al Governo. Il guardasigilli Alfonso Bonafede ha autorizzato la Procura del capoluogo siciliano a procedere contro il centrista Cateno De Luca, detto Scateno.  De Luca è stato iscritto nel registro degli indagati a fine marzo dopo la denuncia della stessa Lamorgese. Per il reato di vilipendio, affinché si possa poi esercitare l’azione penale attraverso la richiesta di rinvio a giudizio o di emissione di decreto penale di condanna, è però necessaria l’autorizzazione del ministro della giustizia, arrivata ieri da Bonafede.

Il reato previsto dall’articolo 290 codice penale punisce, con la multa da 1.000 a 5.000 euro, chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte costituzionale o l’ordine giudiziario. “Vogliono ammazzare il sindaco di Messina. Ma per uccidermi non basta il parere autorevole del Consiglio di Stato. Questa ordinanza è in vigore e resta valida… è più facile mandarmi via, rimuovermi dalla carica di sindaco che annullarla.

Volete farmi fuori? Non mi piego a questo delitto di Stato”, aveva tuonato Scateno dopo che Palazzo Spada aveva bocciato la sua ordinanza, con cui aveva imposto a chiunque intendesse fare ingresso in Sicilia attraverso il porto di Messina, sia che viaggiasse a piedi che a bordo di un qualsiasi mezzo di trasporto, l’obbligo di registrarsi, almeno 48 ore prima della partenza, nel sistema di registrazione on-line www.sipassaacondizione.comune.messina.it, fornendo una serie di dati identificativi e di informazioni personali, e di attendere il rilascio da parte del Comune di Messina del nulla osta allo spostamento. Una decisione che aveva creato il caos per quanti a Villa San Giovanni erano in attesa di salire su un traghetto.

A spingere la ministra dell’interno a presentare una denuncia erano state però le pesantissime parole utilizzate dal primo cittadino siciliano. “è vomitevole che un ministro della Repubblica, in questo momento di emergenza, si occupi di una procedura straordinaria per annullare una ordinanza di un sindaco che è restrittiva e rispetta i principi di questo momento che stiamo vivendo di emergenza Coronavirus. Lamorgese è inadeguata, si dimetta”, aveva detto De Luca.

Ancora: “La ministra agisce violentando il territorio e le rappresentanze democratiche del territorio”. “Proprio in una fase emergenziale in cui dovrebbe prevalere il senso di solidarietà e lo spirito di leale collaborazione – aveva specificato il Viminale – le insistenti espressioni di offesa e di disprezzo ripetute per giorni davanti ai media da parte del primo cittadino di Messina all’indirizzo del ministero dell’Interno appaiono inaccettabili”. Scateno però non molla. “Potevo accettare l’implicito compromesso di Stato – ha dichiarato ieri il sindaco – rinunciando a non impugnare la delibera della presidenza del Consiglio dei ministri di annullamento della banca dati “si passa a condizione” ed evitare così il processo per vilipendio? Assolutamente no. Per tale motivo ringrazio il guardasigilli Bonafede per avere assecondato il capriccio del ministro dell’interno, Luciana Lamorgese, nel processarmi per il delitto di lesa maestà”.