Il boom dei contratti a termine traina l’occupazione. Nel secondo trimestre +111mila posizioni a tempo determinato. Calano gli infortuni da contagio e aumentano quelli tradizionali. Le morti bianche sono state 231

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Anche i dati sull’occupazione del secondo trimestre confermano che il mercato del lavoro ha rialzato la testa. E che ancora una volta a trainarlo sono i contratti a termine. Nel secondo trimestre 2021 “l’input di lavoro, misurato in termini di Ula (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno), aumenta sia su base trimestrale (+3,2% rispetto al primo trimestre) sia su base annua (+18,3% rispetto al secondo trimestre 2020”. Questi sono i numeri che si ricavano dalla nota trimestrale sulle tendenze dell’occupazione pubblicata da Istat, ministero del Lavoro, Inps, Inail e Anpal.

Nel secondo trimestre c’è “un’ulteriore e più intensa crescita congiunturale delle posizioni lavorative dipendenti” (+153 mila), data da un rallentamento dell’aumento di quelle a tempo indeterminato (+42 mila) e dalla ripresa delle posizioni a tempo determinato (+111 mila). Sconfessata la narrazione che col Reddito di cittadinanza non si trovano più gli stagionali. Sia nel confronto trimestrale che annuo si rileva una ripresa delle posizioni a tempo determinato, che comprendono anche gli stagionali: +111 mila rispetto al primo trimestre dell’anno, quando erano -71 mila, e +394 mila su base annua mentre erano -31 mila nel primo trimestre 2021.

Il 35,1% delle posizioni lavorative attivate a tempo determinato ha una durata prevista fino a 30 giorni (+9,2 punti rispetto al secondo trimestre 2020), il 37,3% da due a sei mesi (-1,8 punti in un anno), e lo 0,6% supera un anno. Nel complesso, si legge nella Nota, “la quota delle durate brevi sul totale dei contratti a termine attivati nel trimestre è sensibilmente aumentata rispetto al 2020, tornando più simile ai valori precedenti la pandemia”.

Per quanto riguarda gli infortuni l’Inail comunica che nel secondo trimestre dell’anno “calano sensibilmente” le denunce per infortunio “da contagio” (circa 4 mila contro le quasi 23 mila del secondo trimestre 2020), mentre le denunce da infortunio “tradizionale” aumentano nettamente (circa 40 mila in più) rispetto ad un 2020 condizionato, nelle misure di contrasto alla pandemia, dalle chiusure di molte attività. Nel complesso gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail nel secondo trimestre sono stati 119 mila, quasi 25 mila denunce in più (+26,5%) rispetto all’analogo trimestre del 2020; quelli con esito mortale sono stati 231, 68 in più rispetto al secondo trimestre del 2020.