Bruxelles

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di Gaetano Pedullà

Sorrisi beffardi e tradimenti. Da questa Europa non possiamo aspettarci di più. Neppure adesso, a due mesi dalle elezioni europee, quando i leader dovrebbero almeno far finta di tendere la mano ai Paesi più in difficoltà. La crisi continua a cancellare posti di lavoro, è chiaro a tutti che servono risorse da mettere subito in circolo per aiutare le imprese e far ripartire i consumi. A Bruxelles però hanno in testa solo i loro vincoli di bilancio, alle politiche di rigore, a quel potere di bacchettare e mettere in ginocchio i popoli e gli Stati. Un comportamento tipico delle aristocrazie che hanno perso ogni contatto con la realtà. Mentre i leader si fanno i loro bei vertici, milioni di cittadini europei sono diventati euroscettici o, peggio, anti-euro. In questo clima, ancora una volta, dei signori diventati padroni dell’Europa senza uno straccio di legittimazione popolare – van Rompuy e Barroso – hanno deriso l’Italia e chi la rappresenta. Renzi qui da noi passerà pure per un grande statista, ma ai vertici europei lo trattano da ragazzino. E la sua richiesta di derogare al tetto sul deficit – legittima e sacrosanta viste le condizioni in cui sta il Paese – alla fine ha raccolto i soliti incoraggiamenti sulle riforme ma niente di più. E d’altra parte a chi ha una visione ragionieristica del mondo, le coperture di spesa sono più importanti di ogni cosa, compresa la dignità, il futuro e la stessa vita di milioni di persone. Per questa Europa tra poche settimane dovremo andare alle urne, indicando per la prima volta sulla scheda il nome del presidente della Commissione. Una partita che si sta giocando tra le grandi famiglie politiche europee nel disprezzo totale degli elettori che ad oggi sanno poco e niente delle scelte già fatte nelle segrete stanze dell’euroburocrazia. Oligarchi in nome dell’Europa, che di questa Europa hanno fatto carne di porco.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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