Caccia ai fondi spariti della Lega. La Finanza bussa anche al Pirellone. Accelera l’indagine sulla Lombardia film commission: acquisiti atti e documenti nella sede della Regione

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Rischia di diventare un terremoto l’inchiesta sulla compravendita di un capannone da parte della Lombardia film commission. Proprio ieri la Guardia di Finanza ha bussato alla porta del Pirellone per effettuare acquisizioni di atti e documenti utili all’inchiesta in cui, secondo quanto trapela, si affaccia una nuova ipotesi investigativa ossia quella che dietro al milione di euro stanziato a favore della fondazione lombarda per acquistare il capannone di Cormano si nascondesse un regalo della Regione, all’epoca dei fatti presieduta da Roberto Maroni che non risulta indagato, ai tre commercialisti in orbita della Lega tra cui l’allora presidente della Lombardia film commission, Alberto Di Rubba. Parte di quella cifra, ossia 800mila euro, infatti, è stata usata dalla fondazione partecipata dal Pirellone per comprare la struttura nel milanese a prezzo gonfiato come dimostra la circostanza che l’immobile, undici mesi prima, era stato venduto all’Immobiliare Andromeda ad appena 400mila euro.

Contrariamente a quanto possa dichiarare qualcuno, l’ipotesi investigativa del regalo si basa su alcuni indizi trovati dai pm in questi giorni. Il primo è il fatto che i soldi sarebbero stati stanziati nel giro di poco più di un mese, un tempo record considerando le lungaggini della burocrazia italiana, come emergerebbe da uno scambio di email avvenuto tra Di Rubba e il Pirellone. Il 16 novembre 2015 a scrivere è il commercialista vicino alla Lega che chiede l’erogazione di un milione di euro per poter potenziare la “struttura patrimoniale” della fondazione da lui presieduta e il 21 dicembre a farsi avanti è la Lombardia che gli risponde che il contributo straordinario è stato accordato. La seconda circostanza sospetta è che a ben vedere la fondazione non aveva alcuna urgenza di acquistare il capannone di Cormano in quanto aveva già una sua sede in via San Gottardo. Insomma per i pm la compravendita sarebbe stata un’operazione commerciale “insensata” se non la si inquadra in un tentativo per accaparrarsi fondi pubblici. Eppure, ciò a riprova che l’inchiesta sta accelerando ed è solo agli inizi, le acquisizioni di atti e documenti non hanno riguardato solo la compravendita dell’immobile. Tra le carte utili per le indagini e che sono state acquisite ci sono anche quelle relative alla nomina di Di Rubba, all’epoca dei fatti revisore contabile del gruppo leghista al Senato, a capo della Film commission da parte della Regione. Ma l’inchiesta, collegata a quella genovese sui fondi percepiti illecitamente dalla Lega e spariti nel nulla, rischia di ingrandirsi ancor di più perché tra gli arrestati c’è Luca Sostegni, il commercialista che temendo di finire invischiato nella vicenda ha tentato la fuga in Brasile. Proprio lui, messo alle strette, ha iniziato a parlare con i pm mettendo a verbale fiumi di dichiarazioni, incluse ammissioni, che verranno integrate anche con il prossimo interrogatorio, sempre a San Vittore, già calendarizzato per questo giovedì. Non solo. I magistrati sono alla ricerca anche dei restanti fondi pubblici, circa 200 mila euro, che sarebbero finiti in Svizzera attraverso una fiduciaria. Una pista, questa, per la quale è stata avanzata una rogatoria per chiedere i nomi degli intestatari dei conti elvetici così da capire se dietro l’intera operazione ci siano anche altre persone. Un’inchiesta che, comunque, non sembra impensierire Matteo Salvini. Anzi il leader della Lega anche ieri è tornato a dire che non conosce gli indagati e che, comunque, l’inchiesta non ha nulla a che vedere con quella sui fondi della Lega.