La Sardegna, il popolo sardo, la governatrice Alessandra Todde e, in generale, la natura tutta, battono gli speculatori brasiliani, italiani e il governo Meloni, tre a zero. Parliamo della vicenda di Cala Finanza, il paradiso naturale e protetto davanti all’isola di Tavolara dove alcuni speculatori brasiliani, nonostante il secco no di tutte le amministrazioni dell’isola, a partire da Regione Sardegna, ma grazie all’avallo del governo attraverso le norme della Zes (Zona economica speciale), volevano costruire un resort, distruggendo 52 ettari di natura, nel comune di Loiri, Porto San Paolo (SS).
Ieri il governo, soverchiato dalle proteste, ha ritirato l’autorizzazione a costruire il resort e ha chiuso – almeno per ora – una delle vicende urbanistiche più controverse degli ultimi mesi. La struttura di missione Zes della Presidenza del Consiglio ha infatti revocato l’Autorizzazione unica n.74/2026 concessa alla società Tavolara Bay.
Todde: “Il Governo ha provato a decidere al posto nostro, ma ha dovuto arrendersi”
A rivendicare il risultato è stata la presidente della Regione Todde, che ha parlato di una vittoria non solo politica ma istituzionale. “Su Cala Finanza abbiamo avuto ragione. La Sardegna ha avuto ragione. Il Governo ha provato a decidere al posto nostro, ma ha dovuto arrendersi all’evidenza e fare un passo indietro, revocando l’Autorizzazione Zes”.
Per la governatrice la vicenda non ha mai riguardato la contrapposizione tra tutela ambientale e sviluppo economico, bensì il rispetto delle regole e delle competenze attribuite alla Regione dallo Statuto speciale. “Fin dal primo giorno abbiamo difeso la nostra posizione in ogni sede istituzionale”, ha spiegato, ricordando come fossero in gioco “il rispetto del territorio, del Piano paesaggistico regionale e delle competenze che lo Statuto speciale attribuisce alla Sardegna”.
Todde respinge anche l’accusa di essere ostile agli investimenti. “Non è mai stata una battaglia contro lo sviluppo. Vogliamo progetti seri, sostenibili, capaci di creare lavoro e opportunità per i sardi. Le procedure straordinarie non possono diventare scorciatoie”. E avverte: “Ogni volta che qualcuno proverà a decidere al posto nostro troverà una Regione pronta a difendere i diritti e la dignità dell’Isola”.
Deliperi: “Un sussulto di legalità”
La decisione della struttura Zes è stata accolta con entusiasmo anche dalle associazioni ambientaliste, protagoniste fin dall’inizio della mobilitazione contro il progetto. Per Stefano Deliperi, presidente del Gruppo d’intervento giuridico, si tratta di “una grande vittoria della legalità ambientale e del buon senso”. L’associazione ricorda di aver denunciato fin dall’inizio quella che definisce “una scandalosa operazione speculativa”, condotta “in sfregio della normativa di tutela costiera e della pianificazione paesaggistica”. Da qui la soddisfazione per quello che Deliperi definisce “un sussulto di legalità” da parte della struttura di missione Zes e del Comune di Porto San Paolo.
Sulla stessa linea Legambiente Sardegna. La presidente Marta Battaglia sottolinea come il provvedimento di revoca riconosca sì il carattere strategico del progetto per lo sviluppo del Mezzogiorno, ma affermi al tempo stesso la prevalenza dei pareri negativi espressi dalla Regione e il peso della successiva marcia indietro del Comune, che aveva ritirato la delibera favorevole alla variante urbanistica.
Cala Finanza, esulta anche il Movimento
Anche il Movimento 5 Stelle rivendica il risultato. I parlamentari sardi Ettore Licheri, Sabrina Licheri, Mario Perantoni e Susanna Cherchi ricordano le interrogazioni e le iniziative parlamentari presentate negli ultimi mesi per fermare il progetto. Ma evitano di trasformare la vicenda in una bandiera di partito: “Oggi non ci sono vincitori politici. Oggi ha vinto la Sardegna”.
Con Cala Finanza un precedente importante: le procedure Zes non possono aggirare le norme regionali
La revoca dell’autorizzazione non chiude definitivamente la questione dello sviluppo dell’area di Cala Finanza, ma segna un precedente importante: le procedure straordinarie delle Zes non possono aggirare la pianificazione paesaggistica regionale né sostituirsi alle competenze degli enti territoriali. Un principio che, dopo mesi di scontro istituzionale, il governo ha finito per riconoscere con un clamoroso passo indietro.