Cala il prezzo del petrolio, ma gli automobilisti non se ne accorgono

Cala il prezzo dle petrolio, ma gli automobilisti non se ne accorgono. I prezzi ai distributori continuano infatti a salire

Cala il prezzo del petrolio, ma gli automobilisti non se ne accorgono

Sale ancora il prezzo dei carburanti. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha reso noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,789 euro per la benzina (martedì era a 1,782 euro) e 2,178 euro per il gasolio (era a 2,143 euro). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,825 euro al litro per la benzina e 2,191 euro al litro per il gasolio. E questo nonostante le quotazioni del petrolio siano crollate del 18% sotto i 93 dollari.

Cala il prezzo del petrolio, ma gli automobilisti non se ne accorgono

Ma il rischio è ora un altro – avverte il Codacons – Se proseguirà la corsa al ribasso del petrolio come effetto della riapertura dello stretto di Hormuz e della tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran, i prezzi di benzina e gasolio ai distributori scenderanno a ritmo da lumaca, con una doppia velocità che penalizzerà gli automobilisti. Come mai avviene questo? La risposta sta in un meccanismo che si ripete puntualmente ogni volta che il mercato del greggio entra in fibrillazione. Quando il petrolio sale, gli aumenti vengono trasferiti quasi subito ai listini praticati dai distributori. Quando invece le quotazioni internazionali calano, il percorso opposto si muove con molta più lentezza. È una dinamica che i consumatori conoscono bene: i rincari corrono, i ribassi arrancano.

Le compagnie, infatti, non fissano i prezzi guardando al carburante già disponibile nei depositi, ma anche al costo con cui dovranno rifornirsi nei giorni o nelle settimane successive. Se il mercato è instabile, chi vende tende a proteggersi in anticipo e ritocca i listini subito. Quando però il greggio arretra, gli operatori non hanno la stessa fretta di ridurre i prezzi ai distributori: prima cercano di assorbire le scorte acquistate nella fase più cara e solo dopo trasferiscono il calo ai clienti finali.

La stortura

È qui che nasce quella che viene spesso percepita come una stortura. Non si tratta soltanto di sospetti sulle strategie commerciali, ma di un vero squilibrio nei tempi con cui gli effetti del mercato arrivano al consumatore. L’automobilista subisce immediatamente le tensioni internazionali, ma beneficia molto più tardi di un loro allentamento.

Il peso fiscale

In Italia poi il conto finale è aggravato da un prelievo fiscale molto elevato. Sulla benzina il peso complessivo delle imposte arriva al 56,6% del prezzo finale. Sul gasolio l’incidenza è del 54%, mentre sul Gpl si ferma al 38,8%. Significa che oltre la metà del prezzo pagato per benzina e diesel, non dipende dal prodotto in sé, ma dalla componente fiscale che grava sul rifornimento. Per questo, anche se il petrolio arretra, il pieno non scende con la stessa rapidità. E finché il calo del greggio non si tradurrà davvero nei listini praticati ai distributori, per milioni di italiani la tregua sul mercato resterà soltanto sulla carta.