Calcio bufale, inchieste fumose che poi si sgonfiano

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di Marco Castoro

 

Ormai sono davvero pochi coloro che restano sconvolti o si indignano. Chi conosce il calcio sa bene che di tanto in tanto a riva è prevista l’ondata. Del resto le aule giudiziarie sono piene di pm in cerca di notorietà. E cosa meglio del calcio può servire allo scopo? Basta un nome famoso per far sì che il filone d’inchiesta finisca in prima pagina. Poco conta se il big in questione sia stato nominato da un millantatore, o il suo nome sia stato scritto su un sms o sia frutto di una fantasia. In verità, va sottolineato il fatto che ogni pm in cerca di pubblicità trova sempre terreno fertile nel mondo del calcio, perché continua a essere circondato da personaggi loschi a caccia di facili guadagni. Come? O millantando amicizie e accordi con i calciatori, per poi ingannare quegli scommettitori che abboccano e che ancora mettono soldi sulle puntate clandestine gestite dalla malavita, quando il settore è stato regolarizzato da anni e vanta un movimento talmente vasto che lo Stato italiano si lecca i baffi al solo pensiero. Oppure ricattando le società. Perché l’Italia è il Paese della cuccagna per gli ultrà. Mentre in Inghilterra vengono scortati, riempiti di botte e processati per direttissima quando commettono reati, da noi invece possono distruggere i treni, far interrompere le partite, minacciare i giocatori e i loro familiari. Come se ciò non bastasse per essere allontanati dagli stadi e puniti con sanzioni pesanti, vengono pure premiati dalle società che li temono e ne subiscono il ricatto. Perciò fanno gestire loro i biglietti omaggio, il merchandising, le trasferte organizzate e il servizio d’ordine sugli spalti.

 

Inchieste fumose
Da quando il calcioscommesse è comparso sulla scena, tutta la macchina della giustizia ha spettacolarizzato al massimo il proscenio. Ricordate gli arresti a bordo campo del 1980? Con le camionette di carabinieri e finanzieri dietro le porte. Come se si fosse trattato di un blitz delle teste di cuoio in un summit di mafiosi e latitanti. Con Paolo Rossi accusato (e poi squalificato dalla giustizia sportiva) di aver concordato il pareggio in Avellino-Perugia del 1979 (partita che finì 2-2 con una doppietta di Pablito). Come se un calciatore potesse da solo decidere il risultato di una partita senza la complicità di compagni e avversari. A meno che non si tratti di un portiere, per il quale una papera può essere davvero decisiva per l’esito della gara. Un’altra spettacolarizzazione fu la perquisizione avvenuta a Coverciano durante il ritiro della Nazionale. Con Criscito finito alla gogna come un criminale, per poi essere assolto in seguito. Troppo tardi per evitare di perdere gli Europei con gli azzurri. Inchieste fumose e dalle milleluci che però alla fine finiscono in una bolla di sapone. Con una lunga lista di partite sospette e incriminate, molte delle quali sembrano tutt’altro che addomesticate perché accade di tutto: pali, traverse, espulsioni, gol annullati. Nemmeno il regista di Final Destination sarebbe capace di girare scene simili.

 

Il campionato di scommessopoli
Dati alla mano le partite della Lega Pro sono le più soggette a imbrogli di vario genere. Su tutti le scommesse gestite dalla criminalità che da Singapore manovrano quote e partite, servendosi dei malavitosi locali, i quali avvicinano i calciatori delle squadre e li ricattano. Oppure li corrompono affinché il risultato sia malleabile in funzione delle puntate. Per far fronte a questa falla del sistema un rimedio potrebbe essere quello di togliere dai palinsesti ufficiali delle scommesse legalizzate le partite della Lega Pro, anche se ciò significherebbe punire pure quei tifosi di tante città importanti che amano scommettere sulle loro squadre che partecipano all’ex campionato di serie C1 e C2. La panacea di molti mali potrebbe essere invece modificare la regola della responsabilità oggettiva a danno delle società. Servirebbe a invertire la rotta. E magari così facendo qualche dirigente troverebbe pure il coraggio per denunciare i ricattatori. Ma siamo in Italia e qui l’unica regola che funziona è quella di chiudere le curve per i buu di quattro cretini seduti sugli spalti. Con seri danni per chi ha già pagato in anticipo l’abbonamento. Forse sarebbe opportuno pensare a una class action.

 

Calciopoli, pena ridotta a Moggi. Due anni e 4 mesi

Pena ridotta a Luciano Moggi in appello per Calciopoli. L’associazione per delinquere è stata confermata anche nella sentenza in appello, tuttavia il pallone delle accuse più passa il tempo e più si sgonfia. Il grande burattinaio sta diventando una biglia. Ma i legali dell’ex direttore generale della Juventus hanno già detto che faranno ricorso in Cassazione. Dopo oltre otto ore di camera di consiglio, è arrivata la condanna dalla Corte d’Appello di Napoli a 2 anni e 4 mesi. In primo grado, dalla nona sezione del Tribunale di Napoli, aveva avuto 5 anni e 4 mesi di reclusione. Moggi, che non era in aula al momento della lettura del verdetto, è stato condannato per il reato di associazione per delinquere, mentre le frodi sportive a lui contestate sono state dichiarate estinte per intervenuta prescrizione.

La nuova inchiesta. Quattro arresti, indagati Gattuso e Brocchi

Nello scandalo calcioscommesse sono caduti anche Gattuso e Brocchi, indagati. Stamattina la polizia di Cremona ha eseguito tra Milano, Bologna, Rimini e Messina 4 arresti per associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva, aggravata dalla transnazionalità dei reati. L’operazione degli uomini della squadra mobile di Cremona e del Servizio Centrale Operativo costituisce l’epilogo delle indagini sul cosiddetto match-fixing. Nel nuovo filone dell’inchiesta sul calcioscommesse sono indagati anche l’ex giocatore del Milan, Gennaro Gattuso, e l’ex giocatore della Lazio, Cristian Brocchi. I due calciatori, secondo l’accusa, sarebbero stati in contatto con le 4 persone arrestate. In manette sono finiti Salvatore Spadaro e Francesco Bazzani: il loro ruolo era fare da collegamento tra il mondo delle scommesse clandestine e i giocatori e le società di calcio. Le altre due ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nei confronti di Cosimo Rinci, amico di Spadaro e dirigente del Riccione calcio, e Fabio Quadri, factotum di Spadaro.