Calcio marcio. Sono le scommesse sulle serie minori a favorire la corruzione. La criminalità internazionale manovra le puntate servendosi di malavitosi che avvicinano i tesserati

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Marzullo direbbe: fatevi una domanda e datevi una risposta. E noi ci domandiamo: perché gli stadi italiani si svuotano sempre di più? E come mai famiglie e bambini li vediamo solo alla Partita del cuore? Il calcio è malato, eccola la risposta. Le mele marce sono presenti ovunque. Nessuno le passa al setaccio eliminandole.

UN’INDUSTRIA
Eppure il pallone è una delle industrie che muovono più capitali in Italia. E come tutte le macchine da soldi andrebbero guidate da piloti competenti. è un delitto far continuare a gestire il sistema calcio da dirigenti arroganti e incapaci, dilettanti allo sbaraglio che fanno il buono e il cattivo tempo, senza che tra loro ci sia un manager di professione. Di soldi ne girano davvero tanti. L’avvento delle televisioni ha portato tanta liquidità ai club. Gli introiti provenienti dai diritti tv restano l’entrata più congrua in bilancio, anche perché gli stadi si vanno sempre più svuotando e quindi presenze e abbonamenti danno pochi frutti. Poi ci sono le coppe, che riempiono di denaro i club che si qualificano. Per una società partecipare alle competizioni internazionali è il toccasana per sopravvivere. I campionati di calcio sono una miniera d’oro anche per le multinazionali del gioco. Si può scommettere ovunque.

LE PIAGHE
Corruzione, tifo violento, stadi fatiscenti, obsoleti e pericolosi, fallimenti finanziari di club hanno bucato il pallone. L’hanno fatto prigioniero. In questo contesto come può la gente aver ancora fiducia nello sport più popolare? Soltanto una grande passione può tenerti ancora agganciato a un cordone ombelicale ormai ridotto in brandelli.

LA CORRUZIONE
I soldi generano corruzione. L’occasione fa l’uomo ladro, figuriamoci il dirigente o il calciatore dilettante che prende lo stipendio con il singhiozzo. Le partite della Lega Pro sono le più soggette a imbrogli di vario genere. La criminalità internazionale manovra le scommesse di questi campionati, quote e partite, servendosi dei malavitosi locali, i quali avvicinano i calciatori delle squadre e li ricattano. Li corrompono affinché il risultato sia malleabile in funzione delle puntate. Per far fronte a questa falla del sistema un rimedio potrebbe essere quello di togliere dai palinsesti le scommesse sulle partite della Lega Pro, anche se ciò significherebbe punire quei tifosi di città importanti le cui squadre giocano nell’ex campionato di C1 e C2. Tuttavia l’inchiesta sul Catania dimostra che anche la Serie B è ad alto rischio regolarità. Basta guardare i gol di ogni giornata di campionato per farsi venire dei sospetti. Papere quasi incredibili dei portieri, autoreti strane, svarioni clamorosi e gol rocamboleschi.

FALLIMENTI
Possibile che i vertici del calcio italiano non si siano mai accorti del crac economico del Parma? In serie A cose del genere non si erano mai viste. A un certo punto della stagione se il Parma si fosse ritirato ci sarebbe stato un lungo elenco di 0-3 a tavolino. Una vergogna storica per la Serie A. E la storia rischia di ripetersi con il Genoa. Al club rossoblù è stato vietato di partecipare all’Europa League. Cominciò così anche col Parma.

TIFO VIOLENTO
Nonostante siamo tra i pochi Paesi che per andare allo stadio dobbiamo dare nome, cognome, le forze dell’ordine e gli steward non riescono a individuare i colpevoli dei disordini. E ci sono pure le telecamere. Per contro anche i tifosi dello stesso settore fanno ben poco per isolarli. Morale: telecamere, tessera del tifoso e chiusura delle curve servono a poco. Si invoca il metodo Thatcher ma solo a parole. Gli Hooligans sono stati smantellati con arresti e processi per direttissima addirittura dentro lo stadio. Da noi c’è il Daspo. Che spesso non viene nemmeno fatto rispettare. I club sono ricattati dagli ultrà che tengono i presidenti di società per il bavero, senza essere mai denunciarli. Perché si temono vendette sulle famiglie e sugli spalti. I tifosi sanno tutto dei propri beniamini. Dove abitano, dove lavora la fidanzata o la moglie, dove vanno a scuola i figli. Gli ultras vogliono biglietti, magliette, selfie. E i calciatori obbediscono. Meglio tenerseli buoni. Ma oltre alle questioni personali, c’è la responsabilità oggettiva che è nemica del coraggio. E quindi tiene viva l’omertà. I buuu!, il lancio di oggetti, i gesti di intemperanza costano caro alle società. Si pagano multe, si rischiano squalifiche del campo e partite perse a tavolino. Quindi se i vertici del calcio non aiutano le società a svincolarle dalla responsabilità oggettiva, nessun dirigente farà il passo avanti contro i teppisti.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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