Letta resta ostaggio delle correnti. Nuova via Crucis alla Camera. Il ruolo di capogruppo conteso da Madia e Serracchiani. Come al Senato però a decidere sono i capibastone

Pd Letta Madia
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Cherchez la femme: nel Pd la rotta ormai è segnata, e dopo il Senato anche la Camera si appresta ad avere una capogruppo donna. Il famoso “soffitto di cristallo” – la presunta barriera sociale, culturale e psicologica all’apparenza invisibile ma in realtà insormontabile che impedirebbe la parità dei diritti e la concreta possibilità di fare carriera per un’esponente del genere femminile – sta per essere abbattuto.

Meraviglioso, certo, peccato che ad infrangere la barriera però sia stato un uomo con un’imposizione e la scelta non sia avvenuta nell’ambito di una sana competizione ad armi pari per dimostrare di essere più capace e meritevole dei colleghi maschi. Ma tant’è. Del resto il segretario Enrico Letta su questo punto è stato perentorio: la questione di genere, addirittura, “è la precondizione perché siamo davvero un partito democratico”, ha affermato giovedì al termine dell’assemblea coi deputati dem per la scelta del nuovo capogruppo a Montecitorio e dopo aver incassato il passo indietro – suo malgrado – di Andrea Marcucci a Palazzo Madama, dove al suo posto è stata eletta la collega Simona Malpezzi, anche lei come il senatore toscano esponente della corrente Base riformista che fa capo al ministro Lorenzo Guerini e a Luca Lotti.

Quest’ultimo sarebbe un sostenitore di una delle due deputate candidate alla guida del gruppo alla Camera: Marianna Madia (nella foto). Già ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione nel governo Renzi, Madia arriva in Parlamento nel 2008, a 27 anni, fortemente voluta (per usare un eufemismo) dall’allora segretario Walter Veltroni che la volle a tutti i costi candidata alla capolista alla Camera, portando in dote tutta la sua “straordinaria inesperienza”, così disse all’epoca.

Ma di acqua ne è passata sotto i ponti e la giovane donna ha dimostrato in questi anni di sapersi muovere nei Palazzi del potere con l’esperienza di un democristiano cinquantenne, altro che ragazza inesperta. E in ogni caso il “fattore C” (che in politica come nella vita ha sempre un suo peso) ha voluto che con l’attuale numero uno del Nazareno la Madia intrattenga rapporti di reciproca stima e fiducia sin dai tempi dell’Università quando poco più che ventenne Letta la introduce in Arel, il centro studi economici promosso da Nino Andreatta, dove la ex ministra è membro del comitato direttivo.

Del segretario dem è stata anche una stretta collaboratrice quando questi aveva l’incarico di sottosegretario alla presidenza del Consiglio durante il governo Prodi dal 2006 al 2008, in ogni caso Letta ha dichiarato di non voler essere lui a decidere tra la Madia e l’altra candidata in campo, Debora Serracchiani ma di preferire “un confronto democratico tra più candidature”. La ex presidente del Friuli Venzia Giulia ha dalla sua sponsor del calibro di Graziano Delrio, capogruppo uscente ma anche Dario Franceschini con la sua Area dem (che sperava nella Pinotti capogruppo al senato e che quindi vanta un credito) e buona parte dei deputati vicini ad Andrea Orlando.

I deputati di Base riformista, a parte Lotti che propende per la Madia, non hanno una loro candidatura ufficiale e ieri hanno indetto una riunione per tirare le somme in vista dell’assemblea del gruppo dem di martedì che dovrà stabilire quale sarà la nuova capogruppo. Mentre al Senato dunque, nonostante l’iniziale resistenza di Marcucci a lasciare il ruolo, alla fine la partita si è chiusa con un voto all’unanimità espresso per la sua candidata, votata anche da quelli che non fanno riferimento all’area di Guerini e Lotti a Montecitorio la sfida “in rosa” è ancora aperta.

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