Camorra, i boss facevano le riunioni in videochiamata dalle carceri, gestendo partite di droga e ordinando pestaggi. Gratteri: “Il jammer lo chiedevo da 10 anni”

Nove misure cautelari, sette clan: droga, estorsioni e un pestaggio deciso tra Siracusa e Milano Opera. Ora contro i droni si pensa alle reti da pesca

Camorra, i boss facevano le riunioni in videochiamata dalle carceri, gestendo partite di droga e ordinando pestaggi. Gratteri: “Il jammer lo chiedevo da 10 anni”

Celle con vista sul business. Boss detenuti da un capo all’altro d’Italia che si collegano in videoconferenza per decidere dove comprare la cocaina, dove piazzarla, a chi venderla. E per ordinare pestaggi, da guardare poi sullo smartphone. È il quadro tracciato dall’indagine della Dda di Napoli guidata da Nicola Gratteri, che ieri ha portato a nove misure cautelari in carcere eseguite dai carabinieri della Compagnia Napoli-Bagnoli e dal Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria.

Accuse, a vario titolo: accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti, traffico di droga, estorsione, lesioni, violenza privata, con l’aggravante mafiosa. Sette i clan coinvolti.

Il pestaggio del debitore ripreso col cellulare

Un affiliato ai Troncone, detenuto a Siracusa, avrebbe comprato cocaina dai compagni di reclusione senza pagarla. Per il debito, un boss dello stesso clan rinchiuso a Opera avrebbe autorizzato in videochiamata il pestaggio e, se necessario, l’uccisione: l’uomo è stato colpito con delle forbici e il video mostrato al mandante.

Tra gli atti c’è anche una presunta estorsione condotta in videochiamata dalla cella ai danni del padre e del fratello di un collaboratore di giustizia. “La cosa impressionante è che degli uomini di vertice di questa famiglia, in videoconferenza all’interno delle carceri, da Siracusa a Opera a Secondigliano, si organizzano”, ha detto Gratteri.

Gratteri; “I jammer? Li chiedevo da 10 anni”

Che si è tolto anche un sassolino: “I jammer? Li stavo chiedendo da 10 anni, finalmente c’è a Secondigliano”. Prossima frontiera contro i droni che portano droga e telefoni oltre le mura: le reti da pesca. “Siamo però in ritardo di dieci anni”.

Quel jammer a Secondigliano, ha raccontato Gratteri, ha provocato anche “rimostranze” da fuori: persone che lamentavano telefoni muti anche quando l’apparecchio era spento, “segnale evidente che si trattava di proteste strumentali”. Presto, grazie al Dap, i disturbatori di frequenze arriveranno in altri istituti.

Il procuratore aggiunto Alessandro Milita ha elencato cosa è emerso finora: stalking condotti dalla cella verso l’esterno, “vere e proprie persecuzioni”, e piazze di spaccio dentro le case circondariali.

Resta il cielo. I droni spesso restano alti e calano il carico con un filo: da qui l’idea delle reti, perché “tutto ciò che viene calato resta impigliato”.

Sempre ieri Gratteri e il capo del Dap Stefano Carmine De Michele, hanno firmato un protocollo per riportare un nucleo investigativo nel Palazzo di Giustizia. L’intesa serve a ricostituire in procura una sezione distaccata del Nucleo investigativo regionale della Penitenziaria. Secondo De Michele, le deleghe della procura al nucleo sono raddoppiate.