Cento euro di spesa a luglio 2021, trentuno prodotti, la settimana di una coppia con un figlio: nella simulazione del Sole 24 Ore a luglio 2026 ne servono 129,50. Il paniere è stato rivalutato sui coefficienti Nic, e il risultato è più 29,5 per cento in cinque anni, contro un’inflazione generale del 21. Il caffè segna più 51 e l’olio extravergine più 47, mentre nel 2024 il 31 per cento delle famiglie ha detto di aver ridotto quantità o qualità della spesa, contro il 24,3 del 2021.
Il 4 settembre, banchina 10 del porto di Bari, luminarie e food truck, Fratelli d’Italia ha festeggiato il 1.413esimo giorno del governo guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, uno in più del secondo governo Berlusconi. Sul palco davanti al mare lo slogan diceva: “Il governo + stabile, l’Italia + forte”.
L’Osservatorio Federconsumatori ha messo in fila le spese fra settembre e novembre e ha ottenuto 2.959,42 euro a famiglia, più 7,2 per cento sul 2025. Dentro ci sono bollette per 1.280,50 euro e una benzina che passa da 508,50 a 624,45. Sopra quel conto è arrivata la fiammata di agosto: l’Istat, nella stima preliminare del 1° settembre, dà l’indice generale al più 3,3 per cento annuo, il valore più alto da settembre 2023, e a correre sono gli energetici, che in un mese passano da più 11,6 a più 17,0, mentre il carrello resta fermo al più 1,0. Lo sente chi apre la bolletta.
Il decreto che dura cinque giorni
Contro tutto questo il governo ha messo una proroga: il 26 agosto il Consiglio dei ministri ha esteso fino al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio, 130 milioni di euro per dieci giorni, e alla scadenza un decreto interministeriale l’ha spostata al 10 settembre. La benzina è rimasta fuori da entrambi i giri, mentre il meccanismo resta quello delle accise mobili della legge 244 del 2007, che restituisce agli automobilisti parte dell’Iva incassata in più proprio perché i prezzi salivano: il conto se l’erano anticipato da soli. Alla pompa il Mimit rileva oggi 2,054 euro al litro per la benzina self e 2,165 per il gasolio, che pur con lo sconto costa più della verde.
La tassa che nessuno ha votato
Poi c’è il prelievo che nessun Parlamento ha votato. Gli scaglioni Irpef non sono indicizzati all’inflazione: quando i prezzi salgono il reddito nominale scivola verso l’aliquota più alta mentre il potere d’acquisto resta dov’era. Tassa occulta, la chiama l’Ocse. Il Sole 24 Ore ha calcolato che l’inflazione ha gonfiato l’Irpef di 21 miliardi in quattro anni, dimezzando l’effetto dei tagli annunciati. E c’è di più: nella relazione tecnica all’assestamento del bilancio 2026, all’esame della Camera, la mancata indicizzazione è trattata come misura discrezionale di aumento delle entrate, utile a creare spazi fiscali. Il drenaggio, insomma, è una voce di copertura.
E i salari hanno smesso di rincorrere, perché il 29 luglio l’Istat ha scritto che dopo dieci trimestri si registra un’inversione di tendenza: fra aprile e giugno le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute del 2,5 per cento e l’inflazione stava al 3. Il Rapporto annuale dell’istituto misura quel potere d’acquisto ancora 8,6 punti sotto gennaio 2019, e l’Employment Outlook dell’Ocse dà i salari reali del primo trimestre 2026 sotto del 6,1 per cento sul 2021. Sette anni di rinnovi, e il buco è ancora aperto.
Da qui parte la manovra, la quinta e ultima piena prima del voto. Nel conto ricostruito dall’Ansa a metà agosto ci sono almeno 5 miliardi chiesti dalla Sanità e 1,2 miliardi per portare dal 43 al 33 per cento l’aliquota sui redditi fra 50 e 60mila euro, un intervento che comincia parecchio sopra il tetto di quei salari. Il 22 settembre l’Istat aggiorna i conti nazionali e il governo aspetta quel numero per sapere quanto può spendere. Il palco era montato sul mare, con le luminarie accese: la scenografia era perfetta, il conto arriva per posta.