Caso Bosio, la Farnesina lo sospende

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Si fa molto difficile la situazione per Daniele Bosio, l’ambasciatore italiano in Turkmenistan arrestato durante una vacanza nelle Filippine per pedofilia.
L’uomo è ora accusato di traffico di minori e rischia una pena fino a 20 anni di reclusione e una multa di almeno un milione di pesos (16.200 euro). A rivelarlo è il quotidiano filippino The Inquirer. 

Il ministro della Giustizia, Leila de Lima, non ha offerto dettagli sulle accuse che gravano sul diplomatico.

Si è limitato a spiegare che la polizia ha fermato Bosio, 46 anni, sabato scorso nel parco acquatico di Binian, 40 km a sud di Manila, dove era in compagnia di tre bambini, di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, a seguito della denuncia di una Ong impegnata per i diritti dell’infanzia.

Ieri il giudice ha convalidato l’arresto. A seguito della convalida, spiega in una nota la Farnesina, il ministero degli Esteri ha sospeso l’ambasciatore Bosio dal servizio in ottemperanza alle disposizioni di legge.
Secondo il ministro de Lima, Bosio potrebbe non potersi avvalere dell’immunità diplomatica, dato che non è assegnato alla missione diplomatica italiana nelle Filippine.


L’ambasciatore italiano, intervistato dal Corriere della Sera, ha respinto ogni accusa e a riprova della sua buona fede ha citato il suo impegno personale e le iniziative a favore dell’infanzia che lo hanno visto protagonista.

Ma Catherine Scerri, una delle due attiviste della Bahay Tuluyan Foundation che hanno denunciato Bosio, non ha dubbi: si tratta di un caso “molto evidente” di abusi o tentati abusi su minori: “Aveva offerto del denaro ai bambini”.