Caso Fakir, polemiche sulla Rai per il servizio della Tgr. Le opposizioni: “Odore di censura”. Pronte le interrogazioni all’Ad Rossi, alla Vigilanza e al cda

Il cdr del Tg3 regionale denuncia pressioni dei vertici sul servizio sulla morte di Fakir. Le opposizioni denunciano: "Odore di censura"

Caso Fakir, polemiche sulla Rai per il servizio della Tgr. Le opposizioni: “Odore di censura”. Pronte le interrogazioni all’Ad Rossi, alla Vigilanza e al cda

La morte di Abderrahim Fakir, oltre che quella politica, accende anche la polemica sull’informazione Rai, per un servizio della Tgr Emilia-Romagna sulla morte del 42enne modificato e poi non trasmesso nella sua versione originale.
A denunciare il caso ieri il Cdr della testata regionale, insieme a Usigrai, Aser e Fnsi. Secondo la ricostruzione dei sindacati, il servizio preparato da un giornalista della redazione conteneva le immagini diventate virali sui social: Fakir immobilizzato a terra, mentre chiede ripetutamente aiuto. Un filmato che nelle stesse ore era già stato rilanciato da numerose testate nazionali e che aveva alimentato il dibattito pubblico sulla dinamica dell’intervento.

Le modifiche imposte al servizio prima della messa in onda

Il punto contestato è che, prima della messa in onda, sarebbero state chieste modifiche al montaggio. In particolare, secondo il Cdr, al giornalista sarebbe stato chiesto di eliminare alcune immagini del video, compresa quella in cui si vede Fakir ormai senza vita, e di sostituire l’espressione “intervento violento“. Il redattore, contrario alle modifiche, avrebbe quindi ritirato la firma. Il servizio, alla fine, non è andato in onda nella forma inizialmente realizzata: al suo posto è stata letta una breve notizia accompagnata da una parte delle immagini.

La difesa della direzione

La direzione della Tgr respinge però con forza l’accusa di censura. In una nota spiega che “la notizia era il primo titolo” dell’edizione e che nessuna richiesta di eliminare il video sarebbe mai arrivata. Il problema, secondo la direzione, sarebbe stato un altro: il servizio presentava “una ricostruzione incompleta” e conteneva “espressioni valutative e informazioni senza la citazione delle relative fonti e versioni”. Da qui la decisione di non mandare in onda quel pezzo così com’era stato preparato, garantendo comunque la copertura della vicenda con un ampio servizio informativo.

Insorge l’opposizione

Il Pd ha annunciato un’interrogazione in commissione di Vigilanza Rai per chiedere chiarimenti all’Ad Giampaolo Rossi.  “Una cosa grave, visto che le immagini erano già diffuse sul web e pubblicate dalle principali testate nazionali. La Rai ha scelto invece di nasconderle ai telespettatori del servizio pubblico”, afferma il capogruppo di Avs, Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di Palazzo Madama.

Gli esponenti del M5s nella stessa bicamerale sottolineano che ‘”la vicenda suscita la comprensibile rabbia dei giornalisti perché si sente tanto l’odore della censura e della volontà di nascondere una vicenda allarmante” e per questo chiedono un’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Tre membri del Cda: “Fatto gravissimo, chiederemo spiegazioni”

A chiedere spiegazioni sono stati inoltre tre consiglieri di amministrazione della Rai, Di Pietro, Natale e Di Majo, che hanno sollecitato l’ad a riferire al Cda sulle ragioni della mancata trasmissione del servizio e sul rispetto delle garanzie professionali dei giornalisti. “Apprendiamo con forte preoccupazione quanto denunciato dal Comitato di Redazione della Tgr Emilia-Romagna, da Usigrai e Fnsi”, si legge in una nota dei tre membri del Cda, “È una decisione grave, che investe la credibilità dell’informazione del servizio pubblico e il diritto dei cittadini a essere informati in modo completo e tempestivo, tanto più nella Regione che ancora ricorda la drammatica vicenda di Federico Aldrovandi“.

“Per queste ragioni – aggiungono i condiglieri- chiediamo all’Ad Rai di riferire al Consiglio di amministrazione, chiarendo le motivazioni che hanno portato alla mancata trasmissione del servizio e verificando il pieno rispetto delle garanzie editoriali e professionali previste per i giornalisti Rai. Il servizio pubblico non può permettersi episodi che rischiano di comprometterne l’autorevolezza e il rapporto di fiducia coi cittadini”.