Fratelli d’Italia non ha ancora deciso se riproporre al Senato l’emendamento sulle preferenze, bocciato alla Camera anche grazie ai voti contrari arrivati, nel segreto dell’urna, dai banchi della maggioranza. Noi Moderati, invece, non mostra esitazioni. “Vogliamo un sistema elettorale che garantisca stabilità e governabilità. Al Senato Noi Moderati riproporrà il tema delle preferenze, per restituire ai cittadini la scelta dei propri rappresentanti”, afferma Maurizio Lupi.
Sulle preferenze non è finita. Meloni prende tempo per il Senato
Fratelli d’Italia, invece, prende tempo. Giovanni Donzelli si limita a dire che “se ne discuterà”. Il nuovo round sulla legge elettorale inizierà la prossima settimana, quando il testo approvato dalla Camera dovrebbe essere incardinato nella commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Andrea De Priamo dice di “non vedere l’ora”, ma il passaggio si annuncia tutt’altro che lineare. Giorgia Meloni non esclude di sfruttare il bicameralismo per ripresentare le preferenze al Senato, come suggerito da Ignazio La Russa. Il problema è capire come farlo senza mandare all’aria l’intera riforma.
Le opzioni
Il primo scenario prevede un nuovo emendamento, magari corretto sul nodo della parità di genere. Con il voto palese, ragionano ai vertici del governo, Lega e Forza Italia avrebbero maggiori difficoltà a sfilarsi. Ma il ritorno del testo alla Camera aprirebbe un’altra trappola. Per blindare la modifica, il governo potrebbe essere costretto a porre la fiducia, offrendo alle opposizioni l’immagine di una legge elettorale imposta a colpi di maggioranza. Resterebbe inoltre l’incognita del voto segreto finale, perché a Montecitorio fiducia e approvazione della legge sono due passaggi distinti.
Palazzo Chigi, quindi, valuta e rinvia: dopo la sconfitta sulle preferenze, il coraggio sembra essersi trasformato in prudenza tattica. Quello della legge elettorale non è l’unico terreno di scontro. Forza Italia frena sull’emendamento al decreto Giustizia e immigrazione con cui Fratelli d’Italia vuole ampliare l’utilizzo delle intercettazioni nelle indagini di mafia e terrorismo.
Partite incrociate
Donzelli difende la proposta come uno strumento per rafforzare la lotta alla criminalità organizzata e avverte che FdI “non accetta alcuno scambio”, tanto meno alla vigilia dell’anniversario della morte di Paolo Borsellino. Gli azzurri non arretrano. Giorgio Mulè denuncia “una norma che introduce la legittimità delle intercettazioni a strascico” e chiarisce: “Per noi non può passare. Non accettiamo imposizioni, nemmeno se arrivano dal fronte antimafia”.
Dietro le dichiarazioni ufficiali, gli alleati cercano una soluzione per evitare una nuova spaccatura in commissione, dove il voto sugli emendamenti di FdI è atteso nei prossimi giorni. Ed è qui che prende corpo l’ipotesi di una possibile partita di scambio. Da una parte le intercettazioni, sulle quali Forza Italia potrebbe ammorbidire la propria opposizione; dall’altra le preferenze, che al Senato vedrebbero gli azzurri sotto osservazione dopo l’imboscata di Montecitorio.
Sospetti
Donzelli nega qualsiasi baratto sulla lotta alla mafia, ma nella maggioranza il sospetto resta: quando i numeri diventano fragili, anche i principi rischiano di finire sul tavolo della trattativa. Sul tema è intervenuto anche Carlo Nordio. Il ministro della Giustizia ha giudicato “giuste” alcune osservazioni tecniche del procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, che ha scritto a Nordio e Matteo Piantedosi per segnalare i rischi della riforma delle intercettazioni per le indagini su mafia e terrorismo.
L’obiettivo, assicura il Guardasigilli, è “rafforzare gli strumenti” di contrasto alla criminalità organizzata. Resta da capire se quelle valutazioni incroceranno anche il destino delle preferenze. Ufficialmente i due dossier viaggiano separati. Politicamente, però, entrambi misurano la stessa cosa: quanto vale davvero la compattezza della maggioranza quando ogni alleato difende il proprio interesse e Fratelli d’Italia non è più certo di poter dettare la linea.