Meloni in campo per il pistolero. A destra è gara a chi lo difende di più

Meloni in campo per Roggero. A destra è gara a chi lo difende di più. La Lega valuta la candidatura. Nordio avvia istruttoria per la grazia

Meloni in campo per il pistolero. A destra è gara a chi lo difende di più

La maggioranza ha trovato un nuovo capofila sulla sicurezza: Roberto Vannacci. Dopo lo scontro interno sulla legge elettorale e il voto sull’emendamento per le preferenze, Fratelli d’Italia sembra aver scelto di inseguire il generale anche sul terreno più identitario della destra. L’asse tra meloniani e Futuro Nazionale, già uscito sconfitto da Montecitorio, fotografa una rincorsa politica evidente. Che la Lega sia ossessionata dal suo ex generale è quasi comprensibile; che Giorgia Meloni finisca per seguirlo sullo stesso terreno lo è molto meno. Il caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori mentre fuggivano dal suo negozio, ha offerto l’occasione perfetta.

Meloni in campo per il pistolero. A destra è gara a chi lo difende di più

Tutto il centrodestra si è lanciato nella solita gara a chi alza di più i toni, trasformando una vicenda giudiziaria complessa in un comizio permanente sulla sicurezza. La Lega, tra parentesi, sta valutando una candidatura per Roggero. Da qui la decisione del ministro della Giustizia Carlo Nordio, condivisa da Palazzo Chigi e dall’intera maggioranza, di avviare l’istruttoria per la grazia, richiesta dalla moglie di Roggero mentre il marito entrava nel carcere di Bollate chiedendo al Capo dello Stato di mettersi una mano sulla coscienza e ricordandogli il caso Minetti. La concessione della grazia è prerogativa del presidente della Repubblica, gli ha ricordato il giorno prima a Nordio Sergio Mattarella.

Meloni scende in campo

Ma Nordio ha deciso di andare avanti. Ieri è intervenuta anche Meloni. “Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto”, ha scritto sui social, rilanciando il nuovo disegno di legge Sicurezza. La premier ha rivendicato una norma secondo cui chi subisce un danno mentre commette un reato, o i suoi familiari, non potrebbe chiedere alcun risarcimento. Il post era accompagnato dallo slogan: “Basta paradossi! Chi commette un reato non può pretendere un risarcimento per i danni subiti mentre delinque”. La comunicazione è semplice, efficace e utile a spostare l’attenzione.

L’affondo di Conte

Perché mentre il governo mette in scena la sua durezza sui social, i problemi reali della sicurezza restano sul tavolo. Ed è proprio questo il punto sollevato da Giuseppe Conte: “Tutto il centrodestra si è gettato sul caso Roggero per inseguire Vannacci. Ormai per loro è una psicosi”. Il leader del M5S ha ricordato che la grazia è una prerogativa sostanziale del capo dello Stato, come chiarito dalla Corte costituzionale nel 2006, durante lo scontro tra Carlo Azeglio Ciampi e l’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli.

Secondo Conte, dietro la corsa alla grazia c’è il tentativo di coprire i fallimenti del governo sulla sicurezza e di cavalcare le reazioni emotive pubbliche. Una lettura difficile da liquidare, visto che la maggioranza ha trasformato il caso Roggero in una passerella identitaria, con ogni leader impegnato a dimostrare di essere più duro del vicino.

Crosetto fa infuriare le toghe

A spingersi oltre è stato anche Guido Crosetto. Il ministro della Difesa ha parlato di una giurisprudenza che da anni “interpreta le leggi al punto di stravolgerle” e ha definito la sentenza “ingiusta, incomprensibile e difficile da accettare”. Parole che hanno provocato la reazione dell’Associazione nazionale magistrati. Il presidente dell’Anm Giuseppe Tango ha ricordato che i giudici, in tre gradi di giudizio, hanno applicato la legge e ha giudicato sorprendenti le dichiarazioni di un ministro che, pur sostenendo di non voler entrare nel merito delle sentenze, finisce per delegittimare la magistratura con accuse generiche di doppiopesismo.

Il copione è ormai chiaro. Vannacci lancia il tema, la Lega rincorre, Fratelli d’Italia accelera e il resto della maggioranza si adegua. Tutti impegnati a conquistare qualche centimetro sulla destra, anche a costo di forzare le istituzioni, attaccare i giudici e trasformare un caso giudiziario in materiale da propaganda. Più che una politica della sicurezza, è una gara a chi urla più forte. E il governo, invece di guidarla, sembra ormai lanciato a inseguirla.