Crescita zero e Sanità allo stremo. Ma i soldi per le armi si trovano sempre

Per stipendi, sanità e servizi si predicano prudenza. Per le armi, invece, i cordoni della borsa si aprono con una rapidità commovente

Crescita zero e Sanità allo stremo. Ma i soldi per le armi si trovano sempre

Mentre il Paese arranca tra salari magri, crescita inchiodata e una sanità pubblica sempre più sfilacciata, il governo Meloni ha trovato la sua grande urgenza: riscrivere la legge elettorale. Elly Schlein e Giuseppe Conte accusano la maggioranza di usare la riforma come un enorme fumogeno parlamentare, utile a spostare l’attenzione dalle promesse mancate e dai problemi che entrano ogni giorno nelle case degli italiani. Il contrasto è evidente. Per stipendi, ospedali e servizi pubblici si predicano prudenza, compatibilità e pazienza. Per le armi, invece, i cordoni della borsa si aprono con una rapidità quasi commovente.

Crescita zero e Sanità allo stremo. Ma i soldi per le armi si trovano sempre

A fotografare la corsa al riarmo è l’Agenzia europea per la Difesa: nel 2025 i 27 Stati membri hanno speso 418 miliardi di euro, il 20 per cento in più rispetto all’anno precedente, raggiungendo il 2,2 per cento del Pil. Nel 2026 si dovrebbe salire a 454 miliardi, pari al 2,4 per cento del Pil. Tra il 2022 e il 2025 l’aumento cumulato è stato del 47 per cento. E la marcia non si ferma: secondo l’Eda, proseguendo su questa traiettoria, nel 2029 si potrebbe arrivare a 547 miliardi. Nel 2025, 23 Paesi hanno raggiunto almeno il 2 per cento del Pil in spese militari e 15 le hanno aumentate di oltre il 10 per cento. Gli acquisti di prodotti per la difesa sono balzati da 88 a 115 miliardi in un anno.

Continua la corsa al riarmo, ospedali in affanno

Mentre i bilanci militari ingrassano, la sanità italiana viene messa a dieta. Un’analisi di Lorenzo Ruffino mostra che la spesa sanitaria pubblica è scesa dal 7,4 per cento del Pil del 2009 e 2010 al 6,6 per cento del 2024. Dietro quei decimali ci sono liste d’attesa interminabili, reparti in affanno, personale insufficiente e cittadini costretti a rinunciare alle cure o a pagarle di tasca propria. Ma per Palazzo Chigi la priorità sembra essere un’altra: premi di maggioranza, collegi e liste bloccate.

Il paradosso è che a smontare la propaganda del “più armi uguale più sicurezza” è la stessa Agenzia europea per la Difesa. Nel documento “Conto alla rovescia verso il 2030”, l’Eda spiega che il riarmo procede in ordine sparso, con duplicazioni, sistemi incompatibili e investimenti frammentati su base nazionale. Si spende una montagna di denaro, ma senza costruire automaticamente una difesa comune più efficiente.

In armi si spende di più ma si spende male : la denuncia del M5S

Il rapporto segnala anche uno squilibrio tra gli investimenti in nuovi armamenti e le risorse destinate a personale, addestramento e manutenzione. Tradotto dal linguaggio felpato dei documenti europei: si spende di più e spesso si spende male. Altro che strategia impeccabile. La grande macchina del riarmo macina miliardi, ma rischia di produrre soprattutto commesse, profitti industriali e fatture recapitate ai contribuenti. È il punto sollevato dai parlamentari M5S Alessandra Maiorino, Pietro Lorefice, Arnaldo Lomuti e Filippo Scerra. La spesa militare europea è passata dai 214 miliardi nominali del 2021 agli oltre 454 previsti per il 2026, senza che questo raddoppio si traduca necessariamente in una capacità collettiva altrettanto forte. La frammentazione resta, l’autonomia strategica non decolla e a festeggiare sono soprattutto i produttori di armamenti.

Opposizioni contro il governo

Su questa contraddizione Schlein e Conte costruiscono l’attacco al governo. Meloni preferisce occupare il Parlamento con l’ingegneria elettorale mentre i salari perdono terreno, l’economia ristagna e la sanità pubblica viene lasciata consumare. La sicurezza internazionale è un tema reale, ma trasformarla in un lasciapassare per qualsiasi spesa significa sottrarre risorse e discussione democratica alle emergenze sociali. La riforma elettorale diventa così il diversivo perfetto: agita il dibattito e consente al governo di cambiare argomento. Ma la propaganda non riempie i portafogli, non accorcia le liste d’attesa e non riapre i reparti. Per i cittadini ci sono vincoli, sacrifici e attese. Per le armi, invece, compare sempre un nuovo miliardo. È questa, più di ogni slogan, la vera legge non scritta del governo Meloni.