Lo scontro istituzionale tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il governo Meloni sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori mentre fuggivano dal suo negozio, è soltanto l’ultimo capitolo di una tensione mai davvero sopita tra Quirinale e Palazzo Chigi. Diciamo la verità: Giorgia Meloni non ha mai amato Mattarella. Quando, nel gennaio 2015, il Parlamento elesse il capo dello Stato su iniziativa dell’allora premier Matteo Renzi, FdI contestò apertamente quella scelta. Meloni, che sosteneva invece la candidatura del giornalista Vittorio Feltri, commentò con un duro messaggio sui social: “E dal cilindro del rottamatore esce Mattarella, già ministro con Andreotti, Goria, Amato. Tutto cambia perché nulla cambi”.
Quattro anni di frizioni, storie tese tra Quirinale e Palazzo Chigi
Da allora gli attriti si sono susseguiti. Uno dei più significativi ha riguardato Francesco Saverio Garofani, consigliere del presidente della Repubblica. Dopo che il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, aveva chiesto al Quirinale di smentire alcune indiscrezioni pubblicate da La Verità, il Colle reagì con una nota durissima, parlando di “stupore” per le parole del capogruppo del partito di maggioranza relativa e denunciando “l’ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica”, costruito “sconfinando nel ridicolo”.
I richiami numerosi del Colle al governo
In realtà, i richiami del Quirinale all’esecutivo sono stati numerosi e hanno riguardato alcuni dei provvedimenti più controversi della legislatura. Dalle concessioni balneari alla decretazione d’urgenza, dalla carne coltivata alla gestione dei migranti, fino alle norme del decreto Sicurezza. Proprio su quest’ultimo, il Colle aveva acceso i riflettori sulla disposizione che riconosceva un compenso agli avvocati impegnati nelle procedure di rimpatrio volontario dei migranti, costringendo il governo a correggere il testo.
Dai balneari alla decretazione d’urgenza
Il primo vero stop arrivò nel 2023 con il Milleproroghe. Mattarella promulgò il provvedimento, ma lo accompagnò con una lettera al Parlamento nella quale evidenziava come le modifiche sulle concessioni balneari rischiassero di aumentare l’incertezza normativa per il loro possibile contrasto con il diritto europeo e con decisioni definitive della magistratura. Nel 2024, promulgando la legge sulla concorrenza, il presidente tornò a scrivere ai presidenti di Camera e Senato per esprimere forti perplessità sulla proroga di dodici anni delle concessioni agli ambulanti.
E nel 2025 i rilievi si sono moltiplicati: dalla norma voluta da Matteo Salvini che puntava ad allentare i controlli antimafia per il Ponte sullo Stretto, poi modificata, all’abuso della decretazione d’urgenza nel decreto Sport, fino alla cosiddetta Legge Morandi, giudicata non conforme ai principi costituzionali perché introduceva disparità di trattamento tra le vittime.