C’è del marcio nei rifiuti romani. Sequestrato l’impianto di Rocca Cencia. Per i pm ci sono irregolarità nel trattamento dell’immondizia. La Lega grida all’emergenza sanitaria ma i 5S la sbugiardano

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca Roma

C’è del marcio nel ciclo di rifiuti della Capitale. Se prima erano solo ipotesi, ora c’è la certezza che qualcosa a Roma non funziona come emerge dall’indagine della Procura che ha sequestrato parte dell’impianto di trattamento meccanico biologico di Rocca Cencia. Per i pm i rifiuti sarebbero stati gestiti in violazione delle norme di legge tanto che entravano nell’impianto dove dovevano essere sottoposti a trattamento ma che, nella realtà, mantenevano un tasso di “putrescibilità” del tutto “corrispondente a quello in ingresso”. Insomma la tesi è che, da almeno 5 anni, l’immondizia entrava e usciva come se non fosse mai stata trattata e per questo i magistrati Luigia Spinelli e Carlo Villani, coordinati dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia, hanno iscritto nel registro degli indagati sei persone fra dirigenti ed ex dirigenti dell’Ama Spa, la municipalizzata capitolina che si occupa della gestione dei rifiuti.

Fra questi gli ex direttori generali Stefano Bina e Massimo Bagatti, oltre all’ex direttore del Servizio gestione impianti, Pietro Zotti. Si tratta di una bella rogna per la Capitale che, dopo la distruzione dell’impianto in via Salaria, poteva contare sul solo impianto di Rocca Cencia dove sin dal 2011 trovano posto 700 tonnellate al giorno di rifiuti indifferenziati sulle 3mila raccolte in tutta la città. Ma per scongiurare la paralisi dell’impianto, la Procura ha nominato un’amministratore giudiziario che si occupi della vicenda. Si tratta del super esperto Luigi Palumbo che gestisce già i tmb di E. Giovi, la società che fa parte del consorzio Colari dell’ex re di Malagrotta, Manlio Cerroni, colpita da due anni da una interdittiva antimafia. Dopo il sequestro era inevitabile che la Lega tentasse una nuova polemica paventando un’imminente emergenza rifiuti.

BOTTA E RISPOSTA. “Con il sequestro di una parte del Tmb di Rocca Cencia di proprietà di Ama, la Capitale d’Italia e non i suoi cittadini come ha perfidamente rilanciato il blog di Grillo, rischia di diventare una fogna a cielo aperto” ha affermato il consigliere regionale leghista, Daniele Giannini, che si spinge ad affermare che “la decisione assunta dalla procura della Repubblica di Roma fa correre i titoli di coda sulla disastrosa avventura di Virginia Raggi”. Peccato che le cose non sembrano stare così come spiega il presidente della commissione capitolina Ambiente, Daniele Diaco, secondo cui: “Molti di voi avranno già letto del decreto di sequestro preventivo che ha riguardato questo importantissimo impianto di trattamento dei rifiuti, Calmi tutti, però, e niente allarmismi: il sequestro non riguarda tutta la struttura, ma soltanto una sezione, che tra l’altro era già previsto che dovesse temporaneamente chiudere. Si tratta, come ha spiegato Ama, del bacino di stabilizzazione aerobica, che come normale necessita di manutenzione e i lavori erano già stati programmati”.

“Di tutto questo” conclude Diaco “la Lega non ha capito nulla (o ha finto di non capire) e ha subito gridato al disastro e al complotto”. Parole del tutto analoghe a quelle di Ama che con una nota fa sapere che “l’impianto tmb di Rocca Cencia è operativo e regolarmente funzionante” e che gli interventi di manutenzione straordinaria erano già stati programmati da tempo, d’intesa con Roma Capitale, per l’autunno del 2019 salvo esser slittati “dapprima a causa delle prolungate operazioni di manutenzione presso gli impianti tmb Malagrotta 1-2 di E. Giovi”. Interventi necessari che, a dispetto di quanto dica qualcuno, sono già in corso e proseguiranno fino a risolvere le criticità.