Cento di questi Report. Sulla mafia Ranucci ha dato il là

Sul tema della mafia Report ha dato il là con le ultime rivelazioni legate alla "pista nera" di Capaci. Ma tutta la Rai ha fatto la sua parte

Sono passati pochi giorni dalla commemorazione dei 30 anni della strage di Capaci, uno dei momenti più tragicamente identitari della storia della Repubblica, importante naturalmente sia per la tragica scomparsa di Giovanni Falcone, seguita solo 57 giorni dopo da quella di Paolo Borsellino, ma anche determinante perché ha segnato una svolta nella lotta alle organizzazioni mafiose da parte di uno Stato che prima era stato non sempre efficiente e convinto.

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Sul tema della mafia Report ha dato il là. Ma tutta la Rai ha fatto la sua parte

La coda di queste manifestazioni è ancora estremamente viva in queste ore. Ne è prova la discussa ultima puntata di Report (qui il video) con le rivelazioni sul presunto ruolo della destra eversiva nell’attentato che fu organizzato dalla mafia; inoltre non va sottovalutato il fatto, dal punto di vista delle conseguenze che ha avuto, che la vicenda si è intrecciata con l’elezione del nuovo coordinatore della Direzione Investigativa Antimafia, con l’esclusione di Nicola Gratteri, simbolo della lotta alla ‘Ndrangheta.

Pertanto, inevitabilmente passato, presente e futuro si intrecciano in queste vicende perché, quando un Paese non ha veramente fatto i conti con il proprio passato, l’analisi della storia necessariamente non avviene con serenità e distacco critico ma sempre con polemiche e contrapposizioni. Dal punto di vista della copertura dell’evento la Rai ha obiettivamente fatto uno sforzo imponente, praticamente tutte le più importanti trasmissioni del Servizio Pubblico sono scese in campo.

Fondamentale come sempre il ruolo di Rainews24 che ha dedicato ampie dirette dai luoghi simbolo della lotta alla mafia; il Tg2 ha addirittura spostato l’intera redazione a Palermo con i telegiornali gestiti dal palazzo comunale; il Tg1 non è stato naturalmente da meno: lunedì 23 maggio ha trasmesso in diretta dal Foro Italico La memoria di tutti.

L’Italia, Palermo 30 anni dopo condotto da Emma D’Aquino (che ha ottenuto il 15,5% di share) mentre domenica 22 maggio aveva mandato in onda in seconda serata lo speciale L’ultimo respiro (vicino all’11% di share con quasi 800.000 spettatori) di Maria Grazia Mazzola, l’inviata che la sera stessa di quel 23 maggio 1992 arrivò sul luogo della strage di Capaci poche ore dopo l’esplosione; non è stata da meno Rai 3 con Lucia Annunziata a Mezz’ora in più ma non solo, anche con il documentario Dia 1991 –  Parlare poco, apparire mai in onda alle 16 del 23 maggio, vicino al 5% con quasi 400mila spettatori in una fascia oraria non certo battutissima.

Giustamente la presidente Marinella Soldi, intervenuta di persona alle manifestazioni di Palermo, ha evidenziato questo sforzo titanico della Rai. Dal punto di vista del suo ruolo, il Servizio Pubblico ha fatto il suo mestiere, non c’è che dire. Al netto delle critiche e delle polemiche sull’aspetto della retorica che riguardano queste vicende, la cosa importante, a nostro avviso, è stata il fatto che grazie a questo sforzo produttivo è stato nuovamente posto al centro della narrazione collettiva il tema mafia.

Ora sarebbe un peccato che tutto questo sforzo si esaurisse in pochi giorni, un po’ perché la mafia ha assunto altre forme più classiche intermittenti – sappiamo tutti che nello scenario nazionale e internazionale la vera protagonista è diventata la Ndrangheta – , un po’ perché silenziare l’attenzione per le mafie diventa inevitabilmente un favore talvolta complice della criminalità organizzata stessa.

Più difficile purtroppo è raccontare il tema ‘Ndrangheta, proprio per le sue caratteristiche rispetto a Cosa Nostra, oppure la Sacra Corona Unita, la mafia foggiana o altre mafie minori. L’auspicio, quindi, è che il servizio pubblico mantenga intatto questo sforzo e continui a sostenerlo sia per l’accertamento della verità su Falcone, sia per il contrasto delle nuove mafie sempre più aggressive.

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