#Ciaone alla coerenza. Le mille piroette di Ernesto Carbone tra Prodi, Monti, Letta e Renzi

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La realtà è che la vicenda sarà presto dimenticata da tutti. Conseguenza peraltro non così dannosa. Quel “#ciaone” twittato dal deputato renziano del Pd Ernesto Carbone, per sfottere i sostenitori del “sì” al referendum sulle trivelle, tra qualche giorno sarà inghiottito dall’oblio. Così come, probabilmente, l’oblio ha già fagocitato il percorso politico che negli anni ha permesso al medesimo Carbone di arrivare alla renziana segreteria del Pd, con la responsabilità dei settori Pubblica amministrazione e made in Italy. Un percorso fatto da un’incredibile quantità di cambi di direzione e sponsorizzazioni politiche. Eh già, perché dal dimenticatoio occorrerebbe riesumare la partenza tutta prodiana di Carbone, nato a Cosenza nel 1974 e laureatosi in giurisprudenza in quella Bologna feudo di Romano Prodi. Da un vecchio curriculum recuperabile dal sito del ministero delle politiche agricole, viene fuori che Carbone dal 2001 al 2004 ha lavorato con ruoli doversi in Nomisma, la società di consulenza bolognese fondata tanti anni fa proprio da Prodi.

GLI INIZI – In quel periodo l’attuale deputato del Pd non muove un passo che non sia nel perimetro d’influenza dell’ex presidente del consiglio. Tra il 2005 e il 2008, per dire, ricopre l’incarico di direttore generale della Fondazione “Governare Per” guidata dall’ex premier, qualche anno più tardi trasformatasi in Fondazione per la collaborazione tra i popoli. Il salto nelle alte gerarchie ministeriali avviene nel 2006-2008, sempre per merito di Prodi. In quel biennio Carbone assurge al ruolo di capo della segreteria particolare dell’allora ministro per le politiche agricole Paolo De Castro, da sempre fedelissimo del Professore. Quando poi la stella di Prodi comincia a brillare un po’ di meno, il futuro deputato Pd cerca di riorganizzarsi molto velocemente. Eccolo allora entrare con convinzione, sempre in base a quanto emerge dal suo curriculum del ministero della politiche agricole, nel comitato di indirizzo di Vedrò, l’allora associazione-pensatoio di quell’Enrico Letta che qualche anno dopo sarebbe diventato presidente del consiglio.

IL TALENTO – In effetti l’abilità di Carbone sembra proprio essere quella di scommettere sui cavalli vincenti, che in modo o nell’altro riescono ad approdare ai piani alti di palazzo Chigi. Pazienza se questo comporta qualche bel salto della quaglia. Nel 2012 si avvicina agli ambienti di Scelta Civica. Durante il Governo di Mario Monti, con Mario Catania alle politiche agricole, viene nominato presidente e amministratore delegato della Sin Spa, la società mista pubblico-privata che gestisce il sistema informativo agricolo. Nel 2013 debutta in Parlamento nei banchi del Pd. Da quel momento si fa notare come assiduo frequentatore di feste e aperitivi romani, con tutto un corredo di apparizioni televisive. Capelli puntualmente cosparsi di copiosi strati di gelatina, Carbone entra a far parte anche della C3 guidata dall’indomito Peppino Accroglianò, in pratica la lobby dei calabresi che ce l’hanno fatta in Italia e nel mondo. Insomma, ormai è inserito in tutti i giri e giretti della Capitale. Ma per riposizionarsi è necessaria l’ennesima piroetta. Così nel momento in cui l’astro di Matteo Renzi è già più che nascente, Carbone si reinterpreta come una sorta di “ufficiale di collegamento” tra Letta e il futuro premier. Quando il primo, però, viene messo da parte alla faccia dell’ormai proverbiale “Enrico stai sereno” pronunciato dall’ex sindaco di Firenze, il già deputato del Pd sale sul carro del vincitore. Non è il solo, del resto, ad aver salutato in quel momento i suoi precedenti sponsor con un bel “ciaone”.

Twitter: @SSansonetti