Cinque proposte contro le mafie. La sfida M5S al governo e sulla criminalità

5 disegni di legge dal M5S per riportare la lotta alle mafie al centro dell’agenda politica e cancellare l’arretramento prodotto dalle destre

Cinque proposte contro le mafie. La sfida M5S al governo e sulla criminalità

Cinque disegni di legge per riportare la lotta alla mafia al centro dell’agenda politica e cancellare l’arretramento prodotto dal governo Meloni. Il Movimento 5 Stelle, che dell’antimafia e del contrasto alla criminalità organizzata ha sempre fatto una delle proprie bandiere, rilancia con un pacchetto di misure presentato dal leader Giuseppe Conte insieme a Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho. La scelta della settimana non è casuale. Il 19 luglio ricorre l’anniversario della strage di via D’Amelio, in cui furono uccisi Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. “Ricorrenze come questa non possono essere annaffiate dalla retorica e dalle chiacchiere”, ha detto Conte. “Occorrono gesti concreti”.

Cinque proposte contro le mafie. La sfida M5S al governo e sulla criminalità

Da qui le cinque proposte. Il primo disegno di legge interviene sui benefici penitenziari concessi ai condannati per reati ostativi, a partire da quelli di mafia, che non abbiano collaborato con la giustizia. L’obiettivo è impedire che boss ancora pericolosi possano ricostruire i collegamenti con i clan durante l’esecuzione della pena fuori dal carcere. Il secondo provvedimento riguarda il circuito dell’alta sicurezza. Con la cessazione del 41-bis viene meno anche la disciplina speciale e la gestione di detenuti ancora pericolosi resta affidata all’amministrazione penitenziaria e alle circolari del Dap. Per il M5S è un vuoto da colmare.

Il terzo ddl punta a ripristinare un uso più efficace delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate. Una norma del 2023 ne ha ristretto fortemente l’utilizzo. Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha segnalato al governo le conseguenze: intercettazioni disposte per reati di mafia non possono essere utilizzate per contestare corruzione, concussione, scambio elettorale politico-mafioso, traffico illecito di rifiuti, riciclaggio e intestazioni fittizie.

Il quarto disegno di legge interviene sulla continuazione dei reati e sull’accesso al giudizio abbreviato. L’intento è evitare che meccanismi premiali pensati per la generalità dei reati producano sconti eccessivi nei procedimenti per delitti commessi con metodo mafioso o per agevolare le organizzazioni criminali. Il quinto ddl introduce un’anagrafe dei boss ammessi ai benefici penitenziari. In alcuni casi, ricordano i pentastellati, capimafia responsabili di delitti gravissimi hanno ottenuto misure alternative senza che le procure fossero informate o chiamate a esprimere un parere.

Taglio netto

“Tocca a noi ricostruire da cima a fondo la lotta alla criminalità organizzata”, ha affermato Conte, promettendo di portare al tavolo delle opposizioni un taglio netto con l’eredità del governo Meloni. Nel mirino ci sono la stretta sulle intercettazioni, l’indebolimento del traffico di influenze, l’abolizione dell’abuso d’ufficio e lo smantellamento dello Spazzacorrotti. Scarpinato ha posto l’alternativa in termini netti: “Bisogna decidere se fare un’antimafia di facciata oppure prendere il toro per le corna”. Secondo il senatore, l’abolizione dell’abuso d’ufficio e le modifiche sulle intercettazioni hanno sottratto allo Stato strumenti essenziali. “Non ci si può commuovere davanti all’auto di Giovanni Falcone e poi rimanere inermi”, ha aggiunto.

Meno cerimonie, più fatti concreti

“Questi provvedimenti – continua De Raho – vogliono richiamare l’attenzione su aspetti a cui il governo non ha prestato alcuna attenzione. L’abuso di ufficio era una norma a favore dei sindaci che rispettavano le regole ed è stato abolito, nonostante il parere contrario dei procuratori distrettuali dell’Antimafia. Nordio ci ha accusato di avere una visione ‘panmafiosa’ perché vogliamo norme sulle criminalità organizzata dappertutto – conclude de Raho -, ma crediamo che sia quello che vuole il popolo italiano”. Conte ha inoltre ricordato che la normativa europea impone di tornare a intervenire sull’abuso d’ufficio: “Va ripristinato e sarà nel nostro programma”.

L’affondo finale è rivolto direttamente a Meloni. Per Conte, il governo ha “spuntato le armi” dello Stato e prodotto un arretramento nella lotta alle mafie e all’illegalità. La premier può richiamarsi quanto vuole ai valori di Borsellino, ma nelle scelte del suo esecutivo di quei principi non c’è traccia. Il M5S promette quindi che, una volta al governo, tra i primi atti ci sarà la cancellazione delle norme approvate dalla destra. Meno cerimonie e più strumenti: è la sfida lanciata a un governo accusato di celebrare l’antimafia nei discorsi e di indebolirla nei provvedimenti.