Più che l’ennesimo disegno di legge sulla sicurezza, un manifesto elettorale. Perché il nuovo Ddl Sicurezza approvato ieri dal Consiglio dei ministri risponde a una logica ormai collaudata: davanti a un problema sociale, la maggioranza sceglie sempre la risposta più muscolare possibile. Più divieti, più poteri alle forze dell’ordine, più carcere, più repressione. Una strategia necessaria soprattutto alla Lega, impegnata da mesi a rincorrere il consenso dell’elettorato più radicale, quello attirato dal generale Roberto Vannacci.
La Lega interviene sulla legittima difesa
Non è un caso che, pochi minuti dopo il via libera del Cdm, Matteo Salvini abbia celebrato sui social una delle novità più simboliche del provvedimento: “Stop ai risarcimenti per ladri e rapinatori colpiti durante i loro crimini. Dalle parole ai fatti, avanti Lega”, ha scritto. Il riferimento è alla norma che modifica il Codice civile, escludendo il risarcimento del danno per chi rimane ferito mentre sta commettendo un reato, come nel caso di una rapina finita con una reazione della vittima poi giudicata penalmente come eccesso colposo di legittima difesa (spiegazione by ministro Matteo Piantedosi).
Le norme anti-maranza
Il cuore del provvedimento, però, guarda soprattutto ai più giovani. Anzi, ai cosiddetti “maranza”, termine ormai entrato nel lessico politico e mediatico dopo essere stato coniato e rilanciato dal Corriere della Sera per identificare, spesso in modo indistinto e razzista, giovani italiani di seconda generazione e ragazzi delle periferie. Un’etichetta diventata rapidamente una categoria politica, buona per trasformare un fenomeno sociale complesso in un problema esclusivamente di ordine pubblico.
Il fermo di prevenzione esteso ai minorenni
Così arriva una nuova stretta sulla movida. Il questore potrà emettere un avviso orale accompagnato dal divieto di aggregazione nei luoghi ritenuti a rischio per l’ordine pubblico. Non solo. Il cosiddetto fermo di prevenzione, già previsto dalla normativa precedente, viene ora esteso anche ai minorenni, qualora durante servizi di controllo si ritenga che possano porre in essere comportamenti pericolosi, ad esempio perché trovati in possesso di armi o di altri oggetti ritenuti indicativi di una possibile condotta violenta.
Il Ddl introduce inoltre la procedibilità d’ufficio per le lesioni personali, anche lievi, commesse ai danni di pubblici ufficiali e agenti di polizia durante il servizio. Finora, in molti casi, era necessaria la querela della persona offesa; con la nuova disciplina sarà la Procura ad avviare automaticamente il procedimento.
Viene poi estesa la possibilità dell’arresto differito anche al reato di danneggiamento quando viene commesso da gruppi di più di cinque persone, richiamando la disciplina delle aggravanti previste dal Codice penale.
Misure spacciate come anti-disagio, ma che non combattono il disagio
Il governo presenta queste misure come strumenti di prevenzione del disagio giovanile. Ma, a leggere il testo, di prevenzione sociale c’è ben poco. Non ci sono investimenti in scuola, educatori di strada, centri di aggregazione, sport o recupero delle periferie. La risposta resta la solita: più polizia, più controlli, più sanzioni.
È la filosofia che accompagna ormai tutti i provvedimenti di questo esecutivo, dal Decreto Caivano ai precedenti Decreti Sicurezza. Una linea che continua a privilegiare l’emergenza permanente rispetto alla costruzione di politiche sociali. I giovani diventano così il bersaglio privilegiato di norme sempre più severe, mentre le cause del disagio restano sullo sfondo.
Alla fine il messaggio politico è evidente. La sicurezza torna a essere il terreno su cui il centrodestra prova a consolidare il proprio consenso e, soprattutto, a non lasciare spazio alla concorrenza interna rappresentata dalla destra più radicale. Perché inseguire Vannacci, ormai, non significa soltanto usare gli stessi slogan. Significa costruire norme che li trasformino in legge.