Cocktail o bis AstraZeneca. Altra retromarcia dei Migliori. Agli under 60 la scelta sui richiami. Draghi: “L’eterologa funziona anche meglio. Io la farò”

Astrazeneca Draghi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Lasciare agli italiani che hanno ricevuto la prima dose di Astrazeneca la scelta: potranno fare il richiamo con un vaccino diverso – Pfizer o Moderna – oppure fare il richiamo ancora con il siero anglo-svedese. Il Governo, supportato dal parere Cts, sceglie la strada della massima flessibilità sulla questione della vaccinazione eterologa, per la quale il 10% delle persone coinvolte manifesta ancora dubbi.

“L’eterologa funziona anche meglio per gli under 60, io sono prenotato per martedì”, assicura il presidente del Consiglio Mario Draghi, che, in una conferenza stampa convocata all’improvviso in serata (qui il video), sottolinea: “La cosa peggiore che si possa fare è non vaccinarsi o vaccinarsi con una dose sola”.

La variante Delta in Italia, intanto, fa paura (leggi l’articolo). “Ho firmato una nuova ordinanza che introduce una quarantena di cinque giorni con obbligo di tampone per chi proviene dalla Gran Bretagna”, ha scritto su Facebook il ministro per la Salute, Roberto Speranza, che quindi ha rafforzato i controlli e i requisiti per entrare in Italia da parte dei cittadini che provengono dall’Inghilterra. Nessuna nuova norma, invece, per chi entra in Italia dai Paesi dell’Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal Canada e dal Giappone con i requisiti del Certificato Verde. L’ordinanza, invece, “prolunga le misure di divieto di ingresso nel nostro Paese da India, Bangladesh e Sri Lanka”.

Infatti la situazione pandemica in Italia, “per quanto ad oggi rassicurante, è ancora da monitorare accuratamente e sembra saggia la decisione del Governo di prorogare lo stato di emergenza anche oltre il 31 luglio”. A sottolinearlo è Giuseppe Arbia, professore di Statistica economica all’Università Cattolica di Roma e curatore del sito CovStat sull’andamento pandemico da Covid-19, il quale ricorda la nuova emergenza nel Regno Unito a causa della variante Delta ed evidenzia come questa si diffonda soprattutto tra i giovani, mentre la situazione differente nel nostro Paese rispetto al Regno Unito sia la “conseguenza del combinato disposto di un insieme di fattori”.

Leggi anche: Dietrofront di Figliuolo. Fallito il target del milione di dosi. Il Commissario alza bandiera bianca. Più di 600mila al giorno non si può.

In primo luogo, ad oggi, spiega l’esperto, “in Inghilterra la variante Delta ha ormai soppiantato la variante Alfa e rappresenta il 96 per cento dei contagi mentre nel nostro paese ha colpito solo il 7 per cento dei casi registrati. In secondo luogo, in Italia il vaccino prevalente è Pfizer, che copre circa il 70 per cento del totale dei vaccinati, mentre nel Regno Unito prevale AstraZeneca il quale è meno efficace sulla variante Delta. In terzo luogo, in Gran Bretagna si è optato per distanziare prima e seconda dose al fine di giungere rapidamente alla somministrazione di almeno una dose ad una platea la più ampia possibile e, come osservato, la variante Delta non è adeguatamente protetta da una sola dose di vaccino”.

Infine, rileva Arbia, “la variante Delta si diffonde soprattutto nei giovani, i quali in Gb sono stati finora lasciati indietro nella campagna vaccinale. In un recente studio di Lancet si è osservato come meno del 5 per cento dei casi ha riguardato persone di età pari o superiore ai 60 anni, e in conseguenza di ciò nello studio citato ben il 68 per cento delle persone contagiate con la variante Delta nel Regno Unito erano soggetti ancora non vaccinati. Al momento, infatti, in Gran Bretagna mancano ancora da vaccinare circa 15 milioni di giovani adulti su una popolazione totale di 68 milioni”.

Alla luce di queste differenze, va però detto che anche in Italia “particolare attenzione andrà posta ai controlli in ingresso da altri paesi ed in particolari da quelli con prevalenza della variante Delta”. E infine, conclude Arbia, “bisogna prepararsi alla somministrazione di una terza dose, che ormai appare inevitabile, a partire dai medici e da tutto il personale sanitario”.

Intanto l’Istituto superiore di sanità, guidato da Silvio Brusaferro, sottolinea che l’indice di contagio Rt resta stabile, che continua a scendere invece l’incidenza, ma allo stesso tempo passano da una a tre le regioni italiane a rischio moderato. Gli esperti ricordano comunque che “la circolazione di varianti che possono avere una maggiore trasmissibilità o eludere parzialmente la risposta immunitaria richiede un capillare tracciamento e sequenziamento dei casi. Il raggiungimento di una elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione rappresenta uno strumento indispensabile ai fini della prevenzione di ulteriori recrudescenze di episodi pandemici”.

Miglioramenti netti si notano analizzando i numeri relativi all’incidenza su 100mila abitanti. Questa passa infatti dai 25 casi ogni 100mila abitanti a 16,7. Tutte le regioni, comunque, mantengono un indice Rt compatibile con uno scenario di tipo uno. Il costante calo dei posti letto occupati nei reparti Covid italiani ha contribuito inoltre a mantenere al minimo la soglia di rischio all’interno delle strutture di tutto il Paese.