Consulta, pausa di 10 giorno nella Speranza di una svolta. Tutto rinviato al 14 dicembre. La sinistra Pd prova a inciuciare con Grillo

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di Lapo Mazzei

“Cambiare schema di gioco”, dice senza mezzi termini il centrista Bruno Tabacci. Solo così si potrà sciogliere il nodo che tiene bloccato il Parlamento, incapace  di indicare i tre giudici mancanti della  Corte costituzionale, che le Camere non riescono a eleggere. Stesso avvertimento nelle parole di Pietro Grasso. Per il presidente del Senato “è necessario cambiare metodo, serve un’ampia condivisione che superi le logiche delle aree di riferimento”. Un’impostazione che trova parziale riscontro nelle parole del ministro Maria Elena Boschi, che auspica “senso di responsabilità nei prossimi voti”, ma riconosce la necessità di “candidature autorevoli con un accordo ampio tra i gruppi parlamentari”. Dopo l’ennesimo flop, il rinvio pospone la nuova convocazione alla fase decisiva dei lavori sulla legge di stabilità: si rivoterà il 14 dicembre e in caso di nuove fumate nere, con “convocazioni quotidiane alle ore 19”, fa sapere la presidente della Camera, Laura Boldrini. “Il Parlamento non può rischiare di ostacolare, per le proprie inadempienze, il regolare funzionamento della Consulta”, sostiene la terza carica dello Stato. La pensa così anche il deputato fittiano Rocco Palese. “Sono pazzi, Mattarella potrebbe sciogliere le Camere per questo, se qualche influenza di stagione bloccherà le udienze della Corte per mancanza di numero legale, saremo riconvocati a furor di popolo per votare chiunque sia candidato in quel momento”. C’è chi dice che il rinvio consentirà di ammorbidire qualche dissenso attraverso una contrattazione sugli emendamenti alla stabilità. “Ma sono oltre cinquemila, se fanno contento qualcuno ne scontentano molti di più”, commenta scettico Palese. E Tabacci, uno degli sponsor della candidatura “cattolica” del deputato del suo gruppo “Per l’Italia”, Gaetano Piepoli, giunto a cento voti, ironizza sulla “prova muscolare” fallita dai registi di Pd e Forza Italia. “Poi si stancano, arriva l’acido lattico, e i voti scendono…”. A Montecitorio c’è chi dice che ci sia anche la manina del cattolico Pd Giuseppe Fioroni dietro il malumore dei democristiani storici. Lo schema di gioco, però, per adesso non cambia, come sembra voler precisare il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato: “Siamo interessati al dialogo con tutte le forze politiche ma teniamo ferma la nostra candidatura di Augusto Barbera, il cui curriculum e il cui profilo lo rendono indubbiamente quello giusto per la Corte costituzionale”. Intanto però non cita il nome di Sisto di Forza Italia la cui candidatura è stata confermata oggi dal capogruppo azzurro Renato Brunetta, ma che qualcuno dei suoi stessi colleghi vede ormai fuori dal gioco. Mentre Roberto Speranza della minoranza dem lancia un appello via Twitter: “Basta picchiare la testa al muro sui giudici della Consulta. Riaprire dialogo vero con tutte le forze politiche. No patti ad excludendum”. I 5 stelle raccontano che gli uomini di Renzi hanno proposto loro un accordo parziale su un ticket a due Augusto Barbera-Franco Modugno (il nome sponsorizzato dagli uomini di Grillo), “tanto Sisto non passa anche se il gruppo Pd continua a votarlo”. Ma per ora il Movimento 5 stelle, tassello mancante della  “ampia condivisione” di cui parla Grasso, tiene duro. “Noi ragioniamo su tre nomi e non su due”,  sottolinea Danilo Toninelli, lo sherpa grillino, “se vogliono andare avanti a votare l’avvocato di Berlusconi si accomodino. Tolgano di mezzo Sisto e si può parlare”.  Finora non è bastato a smuovere il Pd, ma il 14 dicembre è lontano.

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