Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, rispondendo mercoledì sera al video del collega Itamar Ben Gvir che cammina ridendo fra gli attivisti della Global Sumud Flotilla bendati e inginocchiati ad Ashdod, scrive su X: «No, tu non sei il volto di Israele». Lo stesso fa Benjamin Netanyahu poche ore dopo: il comportamento di Ben Gvir «non è in linea con i valori e le norme dello Stato di Israele». Da Roma Sergio Mattarella parla di «livello infimo», Giorgia Meloni e Antonio Tajani chiedono «scuse immediate».
Lo schema della falsa eccezione regge un pomeriggio. La pena di morte per i palestinesi giudicati nei tribunali militari, primo cavallo di battaglia di Ben Gvir, è stata approvata dalla Knesset il 30 marzo coi voti compatti del Likud, il partito di Netanyahu. Il piano di «migrazione volontaria» da Gaza, ricondotto da Euro-Med Monitor allo schema giuridico della pulizia etnica, è uscito dal gabinetto di sicurezza a marzo 2025 a firma del ministro della Difesa Israel Katz. La Corte internazionale di giustizia parla di plausible genocide. La Corte penale internazionale, riferisce Middle East Eye, ha già chiesto mandati d’arresto sigillati per Bezalel Smotrich, Orit Strock e due ufficiali dell’esercito. Ben Gvir, da gennaio, è di nuovo dentro la coalizione: era uscito dopo la tregua di gennaio 2025, è rientrato a marzo quando il governo ha ripreso i bombardamenti.
Gli avvocati di Adalah ieri sera lasciano Ashdod e diffondono la nota: decine di partecipanti con sospette fratture costali, taser, proiettili di gomma in mare, molestie sessuali, hijab strappati alle donne, tre ricoveri. Ottantasette in sciopero della fame, trasferimento al carcere di Ktziot. Giovedì l’udienza per l’espulsione.
Non è il volto di Israele, ripete il governo. È il volto del suo governo.