“Confermo con convinzione la volontà del Ministero della Cultura di valorizzare, per quanto nelle nostre possibilità, Palazzo Labia a Venezia, così come il Teatro delle Vittorie a Roma”. Con queste parole ieri il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, da Venezia, ha “tolto dal mercato” due perle del piano di dismissione immobiliare da 238 milioni della Rai: l’impareggiabile Palazzo con gli affreschi del Tiepolo e il tempio del varietà italiano.
“La sede Rai di Venezia un bene pubblico da valorizzare”
“Essere oggi qui testimonia la vicinanza del Mic a un bene pubblico di straordinario valore storico, artistico e culturale, che merita di essere pienamente valorizzato e restituito alla città di Venezia”, ha detto Giuli. Che ha poi aggiunto: “Faremo tutto il possibile con questo principio di fondo, perché i veneziani sono i custodi di questo immenso patrimonio e quando un’azienda come la Rai decide di alienare determinati immobili, è logico che il ministero della Cultura debba mettersi a disposizione della cittadinanza e di tutto il mondo per far ammirare e vivere palazzi storici con opere d’arte di quel valore”, ha sottolineato il ministro.
Intanto a Roma andava in scena il Cda
Parole che devono essere riecheggiate fino a Roma dove, proprio nelle stesse ore, seppur privo ancora di un presidente si teneva il Cda dell’azienda, chiamato a discutere degli immobili, del budget, degli ascolti. La buona notizia è che dopo 8 anni, il bilancio Rai è tornato in attivo, “con un risultato netto consolidato dell’esercizio 2025 positivo per 9,3 milioni di euro grazie a una rigorosa disciplina economico-finanziaria”, si legge nella nota Rai.
“In linea con le priorità strategiche del Piano Industriale, sono proseguite le iniziative di potenziamento e riposizionamento dell’offerta editoriale con l’obiettivo di assicurare la rilevanza e l’universalità del Servizio Pubblico anche nel panorama digitale”, recita sempre la nota. Che però non menziona il piano immobiliare, che dopo l’intervento di Giuli, dovrà essere rimodulato. La Rai dovrà infatti rivedere i calcoli e rimane ancora il vulnus della sede milanese di Corso Sempione, nella cui cessione in molti vedono l’ennesima speculazione immobiliare.
Bilancio positivo grazie ai taglia alle trasmissioni scomode
Inoltre, autocelebrazioni a parte, il risultato positivo di bilancio è dovuto anche alla politica dei tagli imposta dalla dirigenza meloniana ai principali programmi dell’azienda. Per tutti valgono le quattro puntate tagliate a Report e i tagli ai budget dei principali programmi di inchiesta come PresaDiretta.
Intanto i volti meloniani – da Cerno a Monteleone – continuano a fare flop
Soldi che si erano resi necessari per coprire anche i ricchi contratti (con minimi garantiti fino all’89%) che però hanno sonoramente floppato. “I soldi degli italiani continuano a finire in operazioni che producono risultati disastrosi: ieri Tommaso Cerno ha perso 2 punti di share e 250.000 spettatori su Rai 2. Peggio ancora Antonino Monteleone: -3 punti e quasi 600.000 spettatori persi”, si legge in una nota a firma degli esponenti M5s in commissione di Vigilanza Rai.
“E tutto questo con costi enormi. A cui si aggiungono i costi della Maggioni: mezzo milione l’anno per 5 anni. Più lo sventramento di un intero piano a via Goiran”, continuano i pentastellati, “E non si usi la parola ‘qualità’ come scudo. Anche perché qualità e Cerno nella stessa frase non possono coesistere”.
“La qualità in Rai si misura con il Qualitel: Report è primo da 15 anni. E il contratto di servizio parla chiaro: il giornalismo d’inchiesta va tutelato. A proposito: che fine hanno fatto le 4 puntate tagliate a Ranucci? Verranno restituite o dobbiamo pensare all’ennesima ritorsione contro la trasmissione? L’azienda risponda”, concludono gli M5s.
Anche il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra, Peppe De Cristofaro, affonda il coltello: “Ieri è stata una giornata disastrosa per gli ascolti Rai. Il film in prima serata su Rai 1 non va oltre il 9% di share; Bruno Vespa con il suo Porta a Porta si ferma al 5,6%, Linea di confine di Monteleone continua con i flop e porta a casa un misero 3,6%, mentre la striscia quotidiana di Cerno incassa solo il 4,6%. Il pubblico scappa e TeleMeloni sprofonda sempre più”.