Il Covid-19 è ancora la quarta causa di morte in Italia. Locatelli: “Se vi volete bene vaccinatevi”. Terza dose per giovani e sani non scontata. E sui virologi in Tv: “Qualcuno è diventato preda di incontinenza mediatica”

FRANCO LOCATELLI
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

“Il Covid-19 è diventata la quarta causa di morte nel nostro Paese”. E’ quanto ha detto il coordinatore del Cts e presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli, intervenendo al Meet in Italy for Life Sciences a Genova. “Negli Stati Uniti la mortalità da covid-19 – ha aggiunto l’esperto – rappresenta addirittura la terza causa di morte nel 2020, ma oltre a questo carico di dolore c’è la chiara evidenza che la pandemia ha portato a un’alterazione o addirittura a un’interruzione dei servizi nelle prestazioni sanitarie offerte, il 94% dei Paesi che hanno risposto all’Oms ha riportato un’alterazione dei servizi sanitari offerti”.

La vaccinazione anti-Covid e quella antinfluenzale, ha detto ancora Locatelli, “vanno almeno proposte assieme, poi da un punto di vista logistico-organizzativo è una questione che va maggiormente gestita a livello di dipartimenti di prevenzione delle Ast”. “Sono due vaccinazioni largamente raccomandate – ha aggiunto – nelle popolazioni esposte a maggior rischio di sviluppare patologia grave, quindi mi riferisco agli anziani e a coloro che si connotano per condizioni di fragilità.

“E’ chiaro che i dispositivi di protezione individuale ci hanno protetto rispetto al rischio di contagio da virus di influenza – ha spiegato ancora il coordinatore del Cts -, tuttavia l’anno scorso abbiamo avuto anche un 50% di dosi antinfluenzali in più rispetto all’anno precedente ed è più che ragionevole pensare che abbiano contribuito a prevenire lo sviluppo di quadri di patologia influenzale. Già l’anno scorso c’è stato un incremento significativo nel numero di vaccinazioni antinfluenzali che sono state somministrate nel paese: va continuata questa strada anche integrandola con una terza vaccinazione che è la vaccinazione anti pneumococco per i soggetti oltre sessant’anni perché le polmoniti da pneumococco possono avere dei tassi di fatalità tutt’altro che trascurabile”.

“Chi rifiuta la vaccinazione – ha poi proseguito Locatelli – non si vuole bene e non vuol bene a chi è vicino, nel senso che non si protegge ed espone i conviventi e i contatti a un rischio, oltre che espone i familiari di entrare in una situazione difficile perché chi non è vaccinato è esposto al rischio di patologia grave anche fatale. Il messaggio forte è: se vi volete bene vaccinatevi”.

“Dico con estrema chiarezza che per quello che riguarda i soggetti sani e giovani – ha spiegato ancora Locatelli – è tutto fuorché scontato che si debba andare verso una terza dose. Questo è stato detto chiaramente anche dall’agenzia europea del farmaco piuttosto che dallo stesso Oms. Non dimenticandoci che abbiamo una situazione mondiale globale per cui è importante riuscire a dare copertura per quei Paesi a basso e medio reddito dove la campagna vaccinale è imparagonabilmente più bassa in termini di coloro che hanno ricevuto l’immunizzazione rispetto a quello che si vede nel nostro Paese”.

“Si farà una riflessione sul personale sanitario – ha aggiunto il presidente del Css – che potrà essere considerato per la vaccinazione, con un razionale che si basa sull’obiettivo di fornire il massimo della garanzia a chi si rivolge agli operatori sanitari e anche per dare continuità e recuperare tutte le prestazioni che sono state inevitabilmente ritardate o interrotte durante il periodo pandemico. Poi magari si potrà fare una riflessione ulteriore sui soggetti connotati da fragilità, ad esempio i cirrotici o i soggetti con grande obesità o fibrosi polmonare. Non darei per scontato che si arrivi alla terza dose in un soggetto giovane e sano”.

“La comunicazione in situazione emergenziale e pandemica – ha concluso Locatelli – è qualcosa su cui andrà aperta una riflessione anche per quel che riguarda la gestione comunicativa qualora si dovessero ripresentare situazioni come queste. Si è parlato di infodemia: provo a provocarvi dicendo che qualcuno è diventato preda di incontinenza mediatica. Va evitata una possibilità di usare situazioni come queste per visibilità personale dovendosi invece privilegiare sia la responsabilità nella comunicazione sia tutto quello che pertiene a strategie di interesse globale e nazionale”.