Le rinnovabili hanno limitato l’impatto della crisi energetica in Europa, ma lo stesso non si può dire per l’Italia, sempre ancorata al gas. L’approfondimento del bollettino economico della Bce contiene un messaggio che il governo italiano fatica a recepire: le fonti rinnovabili possono ridurre i costi dell’energia. E la dimostrazione la si ha confrontando quanto successo negli ultimi mesi rispetto alla crisi del 2021-2022. I costi dell’elettricità sono saliti meno, questa volta, grazie alla produzione di energia green, anche se resta una forte disomogeneità tra i diversi Paesi.
L’analisi della Bce: Ue salvata dalla fonti rinnovabili, Italia condannata dal gas
Nella scorsa crisi energetica incisero anche altri fattori, come la siccità e la manutenzione delle centrali nucleari in Francia, che hanno portato ad aumentare la dipendenza dal gas. Nel 2026, invece, in molti Paesi la quota di produzione da fonti rinnovabili è aumentata e i prezzi dell’elettricità all’ingrosso sono saliti meno di quattro anni fa. Come detto, restano però importanti differenze: in Spagna si ricorre di più alle rinnovabili, la Francia punta sul nucleare, mentre ben diverso è il discorso dell’Italia, dove i costi dell’elettricità “sono ancora determinati dai prezzi del gas”.
C’è poi un altro fattore considerato dalla Bce, ovvero il trasferimento degli aumenti sui prezzi ai consumatori. Chi acquista elettricità e gas con anni di anticipo e offre ai clienti contratti di lunga durata, garantisce ai consumatori effetti limitati in caso di picco dei prezzi. Gli Stati dell’Ue hanno imparato la lezione della guerra in Ucraina e così il trasferimento degli aumenti sui prezzi finali per i consumatori è molto più lento di qualche anno fa, soprattutto grazie a un diverso modo di acquisire le forniture, almeno per il gas. Diverso il discorso per l’elettricità, considerando una velocità di trasferimento dei prezzi distribuita su un intervallo più ampio: la cifra è praticamente invariata rispetto a quattro anni fa.