Mancette, ma non per tutti. Cultura con discriminazione. Niente bonus ai giovani stranieri

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di Stefano Iannaccone

Una carta da 500 euro da spendere in cultura. Un regalo statale per chi compie 18 anni. Anzi un “investimento sulla cultura contro il terrorismo”, per dirla con le parole del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Peccato però che la norma non valga per tutti. Con la Legge di Stabilità è stata infatti introdotta quella che è stata definita una “odiosa discriminazione”. E, nonostante le denunce e le polemiche, resta tuttora in vigore. Dalla platea dei beneficiari del bonus continuano a essere esclusi circa 20mila giovani. Per quale motivo? Sono stranieri, che vivono regolarmente in Italia, ma non hanno la residenza italiana né in un Paese dell’Unione europea. È il caso di tanti ragazzi, figli di genitori che lavorano e sono pienamente integrati. E ora il governo potrebbe pagare un conto salato: i 18enni extracomunitari, sentendosi discriminati, stanno valutando l’ipotesi di ricorso. Il problema era già emerso a dicembre durante l’iter parlamentare della Legge di Stabilità. Con tanto di ufficiale mea culpa nel Partito democratico. Ma la card è diventata operativa senza alcun correttivo: quindi niente cinema, teatro e concerti gratis per albanesi, marocchini e filippini. La promessa di intervento è rimasta nei libro dei sogni. Con tanti saluti alle buone intenzioni.

QUANTO COSTEREBBE – I costi sarebbero abbastanza limitati per le casse pubbliche: calcolatrice alla mano, la misura avrebbe un impatto non superiore ai 15 milioni di euro. È naufragato anche il tentativo di inserire un emendamento al decreto Milleproroghe presentato alla Camera. Il deputato di Possibile, Andrea Maestri, si è sentito dire che è “inammissibile, perché estende la platea dei beneficiari e non interviene sulla proroga di un termine”. Insomma, non era pertinente con il contenuto del provvedimento. Per carità, tutto regolare e in punta di diritto. “Ma – accusa il parlamentare – si usano questi bizantinismi per continuare a rinviare una decisione politica doverosa. Io volevo soltanto sanare una ignominia. Intanto sto preparando un’interrogazione per il prossimo question time e Possibile, attraverso tutti i suoi parlamentari, continuerà a denunciare l’obbrobio giuridico, culturale e politico. Non ci fermeremo fino a quando non sarà cancellato”. La battaglia del gruppo Alternativa Libera-Possibile ha trovato una solida sponda anche nelle fila maggioranza. Nel Partito democratico la deputata Sandra Zampa è stata chiara: il Parlamento deve correggere “l’errore”. Il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, aveva garantito alla collega di partito di farsi carico della questione. E non solo. “Anche il governo ha accolto l’ordine del giorno che ho presentato. Ma non è ancora chiaro quale sarà la sede in cui si discuterà la cosa”, ha spiegato a La Notizia Sandra Zampa. E per quanto riguarda le prossime settimane ha chiarito: “Proporrò un emendamento al Milleproroghe”. Anche al costo di vederselo respingere. Andrea Maestri rileva una possibile incostituzionalità: “La legge, in questa formulazione, viola l’Articolo 3 della Costituzione ed è contraria ai principi più elementari, dalla Convenzione di New York del 1989 sui diritti del fanciullo”. Il parlamentare di Possibile è categorico: “Il tempo è scaduto: è prevedibile che saranno presentati ricorsi individuali e collettivi antidiscriminatori da chi è stato escluso dal beneficio per la sua origine o nazionalità”.

CHI SONO GLI ESCLUSI – La cifra esatta degli esclusi non è disponibile. Ma è ricavabile una stima attendibile: secondo la ricerca Gli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano, realizzata dal Ministero dell’Istruzione, i 18enni di nazionalità straniera sono 26.393. Da questo dato vanno sottratti i ragazzi comunitari (in gran parte romeni), che – stando agli esperti contattati da La Notizia – non superano le 6mila unità. Ecco quindi che sono 20mila i giovani non rientrano tra i beneficiari della misura. Molti stanno valutando la situazione e preparando la carica, a suon di richiesta di risarcimenti. “Il governo, oltre a perdere la faccia, dovrà anche prepararsi a risarcire i danneggiati”, conclude Maestri.

Twitter: @SteI