Dal Mef altre balle sull’Irpef, ai poveri vanno solo due spicci. Per sconfessare Landini e Bombardieri il Governo diffonde tabelle che però confermano benefici maggiori per i ricchi

No Vax Draghi
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Con una sincronia perfetta nel giorno dello sciopero generale il ministero dell’Economia ha fatto uscire su molti giornali – vedi  Il Sole 24 ore, La Stampa, il Corriere della Sera, Il Messaggero – una serie di tabelle e tabelline con le simulazioni dei benefici che si ottengono dalla riforma fiscale. Grafici che sbandierano aumenti fino all’11,9% per i redditi più bassi. Ma i sindacati non si lasciano ingannare.

BRICIOLE

“Chi prende poco avrà ben poco e ci sono esempi molto precisi. Lo dico a quei giornali che oggi pubblicano delle tabelle: dite la verità, non fate le percentuali, prendete le buste paga dei lavoratori e si vede che se hai 15 mila euro di reddito il vantaggio è poco meno di 6-7 euro lordi al mese. Chi prende 5-6 volte di più, ha dei vantaggi di 7-800 euro l’anno. Questa è una ingiustizia”, denuncia Maurizio Landini (Cgil). “Oggi – aggiunge il numero uno della Uil Pierpaolo Bombardieri – abbiamo visto su tutti i giornali che il ministero del Tesoro si è premunito di dare tabelle che mettono insieme un sacco di cose: sull’aliquota Irpef che è stata illustrata e sulla riforma c’è un’anomalia che penso salti agli occhi di tutti, cioè il fatto che chi oggi guadagna 25mila euro ha lo stesso sgravio fiscale di chi ne guadagna da 90mila a 200mila”. In realtà dalle stesse tabelle del Governo emerge che in valore assoluto la riduzione massima dell’Irpef si registra a 40mila euro di reddito annuo, con un taglio di 945 euro che vale il 2,4 del guadagno lordo complessivo. A 15mila euro invece l’imposta si riduce di 336 euro. Insomma la sola riforma dell’Ipef non incide in alcun modo sui redditi bassi. A 10mila euro il taglio è di 90 euro per il single, con un familiare a carico diventa nullo. Il discorso non cambia se si guarda al beneficio complessivo che tiene insieme non solo gli effetti della riforma dell’Irpef ma anche l’arrivo dell’assegno unico e dello sgravio contributivo per il 2022 di 0,8 punti percentuali per le retribuzioni entro i 35mila euro.

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RIDONO DA 40MILA EURO IN SU

Anche in questo caso sono i redditi medi che percepiranno i benefici maggiori. Per chi dichiara 40mila euro arriva uno sconto di 1.772 euro con un figlio e di 3.013 euro con due figli. Con 30mila euro cala a 1.201 e 1.720. Mentre per i 50mila si colloca a 1.458 e 2.617. Per chi ha doppio reddito, è la fascia dei 60mila euro in dichiarazione la più avvantaggiata. Con un figlio si ritroverà con 2.171 euro in più, con due figli 3.526 euro. Per chi dichiara 70mila euro il vantaggio viaggia a 1.917 euro e 3.138. Per i redditi da 50mila invece cala meno: 1.854 euro con un figlio e 3.321 euro con due. Per quanto riguarda i monoreddito senza figli, lo sconto, come abbiamo visto, sarà più alto per chi dichiara 40mila euro annui: si ritroverà con un incremento del suo reddito di 945 euro.

MONOREDDITO

Cala a 739 euro per la fascia dei 50mila e a 570 euro per la fascia dei 60mila. Per i redditi più bassi, cioé 30mila euro, il beneficio complessivo scende ancora di più a 234 euro. E se “risale” a 423 euro per la fascia di reddito dei 15mila annui, sprofonda a 158 euro, che equivale a un incremento del +1,6%, per il reddito da lavoro fino a 10.000 euro. A quota 25.000 l’incremento è pari a + 1,1% (pari a 282 euro). Un esempio quest’ultimo riportato anche dalla viceministra al Mef, Laura Castelli. Un esempio tra gli altri per spiegare una riforma fiscale che a dire del Governo “interviene prevalentemente per aiutare ceto medio e redditi bassi”.

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