Lo sciopero dell’Italia che soffre, Cgil e Uil riempiono le piazze. Disagi contenuti, ma le manifestazioni sono un successo. Alta adesione con punte dell’80% tra le tute blu

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I numeri a questo punto contano poco. Nelle aziende associate le adesioni allo sciopero, fa sapere la Confindustria in attesa dei dati definitivi, sono risultate ben al di sotto del 5%. Altra musica da Cgil e Uil: la media delle adesioni ha viaggiato all’85%. Da Nord a Sud – fanno sapere i sindacati – sono tanti i lavoratori e le lavoratrici che hanno incrociato le braccia, tanti quelli che hanno riempito le cinque piazze in cui si sono tenute le manifestazioni: a Roma, Milano, Bari, Cagliari e Palermo. E tra i comparti emblematica è la risposta dei metalmeccanici: il primo dato aggregato registrava un’adesione dell’80%. Ma i numeri, dicevamo, contano poco. Quello che rimane della giornata di mobilitazione proclamata da Maurizio Landini e da Pierpaolo Bombardieri sono le piazze piene. Piene di lavoratori pubblici, privati, operai, studenti e pensionati a manifestare insieme contro una Politica sempre più scollata dalla realtà che conta rider, precari, part-time sottopagati e aziende che licenziano tramite sms o via internet. Ieri è stata la giornata dell’orgoglio della Cgil e della Uil i cui leader si sono ritrovati in Piazza del Popolo a Roma. “Sta aumentando la distanza tra il Palazzo della politica e il Paese” prova ne è quanti ormai non vanno più a votare. “Noi invece diamo voce al disagio sociale che c’è”, dice Landini. “Strano dire che noi non rappresentiamo il Paese reale: magari lo dicono quei commentatori che stanno seduti al caldo a 200mila euro di trattamento economico l’anno”, dichiara Bombardieri.

IL GOVERNO DEL CONDONO

“Quello che divide il Paese non è lo sciopero generale ma l’evasione fiscale, la precarietà sul lavoro, l’ingiustizia verso le classi più disagiate”, insiste il segretario generale della Cgil, spiegando che ai redditi bassi arriveranno briciole dalla riforma fiscale. Bombardieri accusa il governo di essere un Robin Hood al contrario e ricorda: “Il primo atto del Governo è stato il condono, uno schiaffo a chi paga le tasse”. Sulla stessa linea il collega della Cgil: “Noi non abbiamo scritto Jo Condor, siamo persone per bene che hanno sempre pagato le tasse e vogliono continuare a pagarle ma vogliamo che si introduca un principio: che siano pagate da tutti e vadano abbassate a chi le ha sempre pagate”. Di Landini e Bombardieri rimane soprattutto una promessa: “Senza risposte torneremo in piazza”, dicono. “Per noi questa non è la fine di un ciclo di manifestazioni, per noi è l’inizio perché non rinunciamo all’idea di una riforma delle pensioni, del fisco e della lotta alla precarietà”, dice Landini. Rilancia Bombardieri: “Da oggi partiamo e non ci fermeremo, anche tornando in piazza se necessario”.

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CARLO RE TRISTE

Entrambi i segretari poi si rivolgono al presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che si è detto “molto rattristato” dallo sciopero. “Quando ho letto la dichiarazione sono rimasto sorpreso e mi è venuto in mente Enzo Jannacci e la canzone ‘Ho visto un re’”, dice Landini. Mentre Bombardieri gli si rivolge direttamente: “Lei è triste un giorno solo, qui i lavoratori sono tristi perché hanno perso il posto e ci sono giovani che non lo trovano”. Alle imprese dite di investire e non d licenziare e delocalizzare, affondano il colpo i leader di Cgil e Uil. Mai forse come nei confronti di questo sciopero si è registrata una tale ostilità da parte delle forze politiche. “Siamo davanti a uno sciopero-farsa contro l’Italia e i lavoratori, la Cgil ci aiuti a ricostruire il Paese anziché bloccarlo”, dice Matteo Salvini. Uno sciopero “incomprensibile” per i renziani. E se il Pd si trova in evidente imbarazzo, da Leu e dal M5S arrivano importanti aperture. “Mi auguro che non ci sia nessuno scollamento con il Paese. Chiaramente c’è un malessere diffuso che la classe politica non può trascurare. La settimana prossima incontrerò i sindacati”, promette Conte. Il Governo ascolti le ragioni della protesta e riapra il dialogo con i sindacati, insiste Leu. Uno sciopero generale di nuovo senza la Cisl, come sette anni fa quando, il 12 dicembre 2014, Cgil e Uil scesero in piazza contro il Jobs act di Renzi. Una scelta oggi non condivisa dal segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, che domani sarà in piazza con una manifestazione nel segno della “responsabilità”: il dialogo sociale con il governo “non va interrotto, perché il Paese ha bisogno di responsabilità non di conflitto sterile e improduttivo”. Lunedì si ritroveranno tutti e tre a Palazzo Chigi a parlare di pensioni con il premier. Ma lo strappo rimane.

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