Centosessantacinque miliardi di euro. È la raccolta del gioco d’azzardo in Italia nel 2025, nuovo record confermato dalla Relazione ufficiale trasmessa alle Camere il 14 aprile dal Ministero dell’Economia. Più della spesa sanitaria pubblica. Per ogni euro che lo Stato incassa, qualcuno ha già scommesso venti su una probabilità costruita per perdere.
Gioco d’azzardo, il profilo della dipendenza
Sono 18 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno tentato la fortuna almeno una volta, secondo l’Istituto Superiore di Sanità. Di questi, 1,5 milioni sono giocatori patologici, il 3% della popolazione adulta. Altri 1,4 milioni a rischio moderato. Per ogni giocatore patologico, altre sette persone sono coinvolte. Il dossier “Azzardomafie” di Libera stima che 20,4 milioni di cittadini subiscano l'”azzardo passivo”.
L’industria non vende intrattenimento: vende rinforzo intermittente. Ricompense casuali che mantengono alta l’aspettativa, lo stesso meccanismo che la letteratura scientifica associa alle dipendenze da sostanze. Slot machine, app, bonus, cashback: ogni elemento è progettato per prolungare l’esposizione. Chiamarlo “gioco” è una manomissione semantica. L’azzardo industrializzato è un condizionamento operante pensato per impedire di smettere.
Province povere e quartieri periferici registrano densità più alta di slot e perdite pro capite più pesanti. Prato nel 2024 ha toccato 4.298 euro di spesa per abitante, bambini compresi. I conti online attivi sono passati da 11 milioni nel 2020 a quasi 16 milioni nel 2024. Nel 2025 il canale digitale ha assorbito il 61% della raccolta, contro il 35% del 2019.
Centoquarantasette clan
Poi c’è il mondo del gioco sommerso e illegale. Le relazioni della DIA e della Direzione Nazionale Antimafia documentano 147 clan attivi in 16 regioni, sotto 25 Procure antimafia. Camorra, ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, Sacra Corona Unita, reti transnazionali: rendimenti elevati, rischi penali contenuti, riciclaggio dentro lo stesso circuito che genera il denaro sporco. Secondo la Dia, il gioco ha superato il narcotraffico come prima fonte di guadagno della criminalità organizzata italiana.
Nel primo semestre 2025, l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia ha ricevuto 6.433 segnalazioni sospette dal settore scommesse, per 728 milioni di euro, un incremento del 37% rispetto allo stesso semestre del 2024. Tra il 2023 e il 2025, 21 attentati e incendi a sale gioco. Il mercato parallelo vale tra i 20 e i 25 miliardi l’anno, secondo Agic e Luiss Business School.
Lo Stato biscazziere
Tornando al gioco legale, lo Stato è contemporaneamente concessionario, regolatore e beneficiario fiscale. Con la legge n. 41 del 2024 è stata istituita la Consulta permanente dei giochi pubblici al Ministero dell’Economia, con partecipazione diretta dei concessionari: i vigilati dentro l’organo di vigilanza. La legge di bilancio 2025, all’articolo 66, ha soppresso l’Osservatorio sul gioco d’azzardo patologico del Ministero della Salute, nato nel 2016, e il fondo vincolato di 50 milioni l’anno per prevenzione e cura. Le risorse sono confluite in un fondo generico in cui alla voce azzardo spetta il 34,25%.
La Corte dei Conti nel 2024 aveva segnalato le incongruenze tra volumi del giocato, gettito erariale e costi sociali. Nessuna correzione. Il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha dichiarato che la linea è “mantenere un equilibrio costante tra regolazione, innovazione e tutela dell’interesse erariale.” L’interesse erariale: 11,4 miliardi a fronte di 165 di raccolta. Meno di 7 euro ogni 100 giocati.
L’azzardo cresce dove arretrano i salari, dove il welfare è debole, dove la mobilità è bloccata. Il profilo del giocatore abituale si sovrappone a quello del lavoratore povero, del precario cronico, del pensionato con assegno insufficiente. Dove lo Stato smette di assicurare certezza, il mercato vende l’illusione della sorte. Solo che l’illusione è un prodotto industriale, calibrato per essere persa.