Dal Recovery agli Enti locali. Preoccupa McKinsey che fa tutto. Parla Dell’Olio (M5S): “La società opera da anni in Italia. Verificheremo le rassicurazioni date dal ministro”

GIANMAURO DELL'OLIO
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“Il caso Mckinsey non finisce col Recovery: la società è presente da anni nella Pubblica amministrazione italiana”. Parola di Gianmauro Dell’Olio, capogruppo M5S in commissione Bilancio del Senato. “Ci vogliamo fidare delle rassicurazioni di Franco. Ma verificheremo le garanzie fornite dal ministro. Se qualcuno pensa che la scelta della società di consulenza serva a commissariare qualcosa o qualcuno, il M5S ne trarrà le conseguenze”.

Affidarsi, in parte, alla consulenza di McKinsey per mettere a punto il Recovery plan è una scelta sbagliata?
“Guardi, in linea generale l’utilizzo di società di consulenza non è un’anomalia all’interno dei vari Stati. Il punto è quanto e come vengono utilizzate queste società. è un fatto che McKinsey vanti in Italia una presenza costante, direi pervasiva, in vari gangli della pubblica amministrazione. Ma voglio accogliere, sulla questione specifica del Pnrr, le garanzie fornite del ministro Franco in aula”.

Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha detto in audizione che il contratto riguarda “la produzione di cronoprogrammi, aspetti metodologici nella redazione del piano, aspetti più editoriali che di sostanza: non c’è alcuna intromissione nelle scelte” che rimangono in capo a soggetti pubblici. Questo può tranquillizzarci?
“Non intendiamo dubitare delle precisazioni del ministro sull’oggetto dell’incarico. Resta il fatto che utilizzare il numero uno della consulenza strategica per attività marginali, e a un costo così ridotto, fa sorgere qualche domanda su quale sia veramente la posta in gioco”.

Si poteva procedere in altro modo, che non chiamando consulenti esterni, per velocizzare i tempi e colmare i ritardi accumulati nella riscrittura del Piano?
“Ripeto, in assoluto non è irrituale far riferimento a società di consulenza esterne, soprattutto se si considera la velocità con la quale siamo chiamati a implementare il Recovery plan. Ribadisco però che lo stesso ministro ha detto che la società non si occuperà di scelte politiche, e ci mancherebbe altro. Sarà nostra cura, e dell’intero Parlamento, controllare passo dopo passo l’intero percorso del Recovery”.

Considerato che hanno messo sotto accusa Giuseppe Conte per le task force, come dev’essere giudicata la scelta compiuta da tecnici di chiamare altri tecnici?
“Le ripeto, la sua domanda darebbe a intendere che McKinsey svolgerà anche un’attività decisionale, cosa smentita in aula dal ministro dell’economia. Vogliamo credere che le cose stiano effettivamente così, esattamente come vogliamo credere alla garanzia fornita da Franco circa la centralità del Parlamento. Più in generale, come dicevo, il punto è quello della pervasività e costanza della presenza di McKinsey nella pubblica amministrazione italiana. Ricordo inoltre che da McKinsey sono arrivati in passato numerosi ministri, manager pubblici o para-pubblici come Corrado Passera, Paolo Scaroni, Alessandro Profumo, Francesco Caio, l’ex commissario renziano alla spesa pubblica Yoram Gutgeld e anche l’attuale ministro dell’innovazione tecnologica Vittorio Colao. Ecco, tutto questo fa riflettere”.

Ritiene, infine, che la scelta di coinvolgere società di consulenza esterne sia un modo per commissariare i ministeri e, di fatto, scavalcare il Parlamento? Sebbene, anche qui, il ministro dell’Economia abbia assicurato che gli orientamenti che il Parlamento esprimerà saranno di importanza fondamentale nella preparazione della versione finale del Piano?
“Fanno fede le parole di Franco, che ha chiarito come tutte le decisioni sul come, quanto e dove spendere saranno prese dai ministeri. Se qualcuno pensa, anche lontanamente, che la scelta della società di consulenza serva a commissariare qualcosa o qualcuno, il MoVimento 5 Stelle ne trarrà le conseguenze”.

La polemica sulla consulenza a McKinsey “mi porta a pensare che c’è molta fiducia nella dirigenza statale”, ha detto Franco. Condivide? Molti critici hanno sollevato anche la questione dei guai che hanno coinvolto la società americana.
“Non voglio intrattenermi sulla battuta del ministro. E’ stata un’audizione lunga, non è stato facile per nessuno”.