Dalle chat roventi alla linea della responsabilità. Conte ter e nuovo programma con chi ci sta. Il Lodo Di Nicola prevale sul mai con Renzi o voto

PRIMO DI NICOLA
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Le chat sono roventi. Il “comizio” di Matteo Renzi al Quirinale ha scatenato l’ira dei Cinque Stelle contro “l’inaffidabile” leader di Italia Viva. Pietra dello scandalo di una crisi di Governo dagli sbocchi imprevedibili. E soprattutto il nodo più intricato da sciogliere nei ragionamenti che, già di primo mattino, compulsano le conversazioni WhatsApp tra i senatori del Movimento. Il punto, insomma, non è il nome di Giuseppe Conte, sul quale tutti concordano. Ma il prezzo da pagare per blindare il terzo mandato dell’avvocato del popolo.

Un dilemma che si risolve in un unico, brutale interrogativo: tornare con Renzi come se nulla fosse successo o tagliare definitivamente i ponti con chi si è preso la responsabilità di trascinare il Paese in una crisi al buio nel pieno di una pandemia? Ed è sulla risposta a questa domanda che le posizioni divergono. Da una parte c’è chi imbraccia la linea del “Conte o morte”, che come postilla ha “mai più con Renzi”. Ed è l’ala contiana dei vari Taverna, Dessì, Lezzi, Lannutti, Patuanelli. Pronta a gettarsi nella mischia delle urne con un’eventuale lista Conte.

Dall’altra parte c’è chi pone la questione sul piano della responsabilità. Le elezioni anticipate restano un’opzione sul tavolo, che però non può prescindere dall’interesse dei cittadini. Restano, cioè, l’extrema ratio in un Paese nel mezzo di una crisi economica, sanitaria e sociale. E allora che fare? Primo: sostenere il reincarico al premier dimissionario. Secondo: un nuovo programma di governo da qui a fine legislatura. Terzo: verificare chi ci sta. Di fatto, lo stesso schema che ha portato alla nascita dei due precedenti governi Conte. E dunque nessun veto su alcuna forza politica che voglia confrontarsi sui contenuti da cui ripartire.

C’è chi ha ribattezzato la proposta “lodo Di Nicola”, dal nome del senatore Primo Di Nicola (nella foto) tra i primi a metterla sul tavolo. Prima con un post su Facebook e, nei giorni scorsi, in un’intervista a La Notizia (leggi l’articolo). Trovando consensi, tra gli altri, nei colleghi Fenu e Crucioli. Senza contare la folta pattuglia dei “no veti” a Montecitorio, che va da Carelli a Battelli. Ed è questa seconda visione delle cose a imporsi al termine dell’ultima giornata di consultazioni. Vito Crimi al Quirinale non poteva essere più chiaro: “Al presidente Mattarella abbiamo reso la nostra disponibilità a un confronto con chi ha a cuore l’interesse del Paese, per un governo politico a partire dalle forze di maggioranza attuali ma con un patto di legislatura”.

Sotto la guida, ovviamente, di Conte. E senza veti a nessuno, Renzi compreso. Immediata la reazione del duro e puro Alessandro Di Battista: “Tornare a sedersi con Renzi significa commettere un grande errore politico e direi storico. Significa rimettersi nelle mani di un ‘accoltellatore’ professionista… Se il Movimento dovesse tornare alla linea precedente io ci sono. Altrimenti arrivederci e grazie”. Con l’ex deputato si schierano la Lezzi, che invoca il voto degli iscritti per legittimare la linea su Iv, Morra e Raduzzi. Luigi Di Maio, prima della salita al Colle della delegazione M5S, manda in rete una nota con cui sembra collocarsi tra i fautori del dialogo.

E’ da intendersi così l’invito a mettere da parte le polemiche (come quelle sorte intorno al viaggio di Arabia Saudita di Renzi) e a “seguire la strada tracciata dal Colle e mostrare senso di responsabilità”. Poi la precisazione di Di Battista, in chat, ai suoi fedelissimi: “Se non condivido una cosa io mi faccio da parte e mi vivo la mia vita, di certo non faccio scissioni o mi metto a creare correnti… non è da me”. Un ostacolo in meno sulla strada del presidente della Camera, Roberto Fico, che avrà tempo fino a martedì per verificare se, proprio intorno al Lodo Di Nicola, potrà nascere il Conte ter.

 

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