Nello stesso palazzo di Bruxelles, lunedì, i ministri dei Ventisette hanno annunciato quasi un miliardo per ricostruire Gaza e lo stesso giorno hanno lasciato cadere l’unica misura che avrebbe toccato Israele. Il denaro ha un nome, Team Gaza Initiative: 883,6 milioni di euro annunciati al vertice dei donatori per la Palestina, con al tavolo il premier palestinese Mohammad Mustafa e 65 delegazioni. «L’Unione europea è il partner più affidabile e credibile del popolo palestinese», ha detto l’Alta rappresentante Kaja Kallas.
La misura scomparsa è il divieto di importare i prodotti delle colonie illegali, quella che per Kallas ha raccolto «il maggior sostegno». Si è arenata su una lite di etichetta: se è sanzione serve l’unanimità dei Ventisette, se è atto commerciale basta la maggioranza qualificata. Antonio Tajani ha chiuso alla seconda strada: «Credo che debba essere approvata all’unanimità visto che si tratta di una scelta politica e non commerciale». Così il veto di un solo governo basta a fermare tutto.
L’Europa è il primo partner commerciale di Israele, quasi 70 miliardi di interscambio nel 2024 secondo Eurostat. È più o meno quanto l’ONU stima per ricostruire Gaza. La leva c’è. Il parere della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024 dice che gli Stati sono obbligati a non sostenere con il commercio l’occupazione dei territori palestinesi.
Intanto la Striscia. Il cessate il fuoco vige dal 10 ottobre e i raid tornano quasi ogni giorno: il 12 luglio l’Associated Press ha contato sei morti, una bambina di nove anni tra loro. Oxfam Italia stima oltre 73.000 uccisi, più di mille dal cessate il fuoco, due milioni schiacciati sul 35% del territorio, con meno di sei litri d’acqua al giorno.
Dopo il mancato accordo la portavoce di Oxfam Bushra Khalidi lo ha messo per iscritto: “Il cessate il fuoco a Gaza esiste solo di nome”. L’unanimità è il nome che l’Europa dà al proprio rifiuto. Il divieto, per la Corte dell’Aia, è già un obbligo.