Decadenza di Berlusconi. Mercoledì il voto in giunta

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di Lapo Mazzei

No, il voto di mercoledì in giunta al Senato non sarà la fine del caso Berlusconi – dal punto di vista parlamentare – ma soltanto l’inizio. Della fine secondo la visione ultimativa dei democrat e grillini. Della Resa dei conti per i pidiellini. Perché a metà della prossima settimana la giunta per le elezioni del Senato dovrà sì votare sulla decadenza o meno di Silvio Berlusconi dal ruolo di senatore. Ma questo non significa che quel voto sarà l’atto finale. Si tratta semplicemente della porta d’ingresso, o di uscita secondo l’esito della consultazione.

L’incognita della segretezza
Perché a decidere il destino del Cavaliere sarà comunque l’Aula, a scrutinio segreto, nel momento in cui la giunta di Palazzo Madama stabilirà se l’ex presidente del Consiglio deve decadere o meno. Dunque ciò che è stato compiuto ieri è solo un atto di buonsenso, una sorta di accordo senza vincitori né vinti, in attesa del vero verdetto finale che spetta all’assemblea. Dunque la questione della decadenza di Berlusconi dal ruolo di senatore sarà discussa e risolta entro mercoledì prossimo dalla giunta per le elezioni del Senato. Ad annunciarlo è stato il presidente, Dario Stefano, che ha reso noto anche il calendario dei lavori: lunedì, dalle 15 alle 20; martedì, dalle 9 alle 14; mercoledì, dalle 20.30 in poi dichiarazioni di voto e voto. La data è stata decisa all’unanimità. L’accordo, anche se non scontato, era nell’aria ma un contributo decisivo è arrivato da una riunione informale dei capogruppo del Senato che si è tenuta prima della riunione della Giunta. Le distanze, infatti, non erano tali da far temere ulteriori slittamenti o scontri fra i gruppi rappresentati nell’aula di Sant’Ivo alla Sapienza. Nei giorni scorsi, infatti, a far saltare il tavolo erano state le distanze tra M5S da una parte e Pdl dall’altra, con i primi disposti a cedere in parte alle richieste dei secondi. I membri del Pdl, tuttavia, non erano propensi a discostarsi di molto dalla data del 22-23 settembre indicata inizialmente. E’ stato a quel punto che i grillini avrebbero lasciato il tavolo delle trattative, tornando a chiedere che si votasse già questa settimana. Sul finire della seduta, una disponibilità di massima del senatore Caliendo per giovedì 19 aveva riaperto la partita che si è chiusa ieri, ad inizio seduta, con l’indicazione e il voto unanime per la data di mercoledì 18. Quel giorno sarà votata la relazione del senatore Augello che chiede la convalida dell’elezione di Berlusconi. Se, come sembra, la relazione dovesse essere bocciata, il presidente Stefano nominerà un altro relatore.

Tempi supplementari
Il nuovo relatore presenterà un documento in cui chiederà la decadenza di Berlusconi. Non prima, però, di aver presentato una procedura di contestazione alla precedente relazione, per la quale avrà dieci giorni di tempo. Entro cinque giorni a partire dalla bocciatura il Cavaliere potrà presentare delle memorie difensive o chiedere di essere sentito in Giunta. Presumibilmente, entro fine mese ci potrà essere il voto in Giunta. Insomma, il Pdl ha portato a casa il risultato sperato, ovvero l’allungamento dei tempi , mentre Pd grillini potranno tener fede alla parola data ai propri elettori, ovvero votare contro Berlusconi. Sullo sfondo di questo valzer di date, relazioni e relatori resta il nodo del voto in aula. Perché dopo il giudizio della Giunta dovrà esserci quello dell’Aula. “Il parere della Giunta dovrebbe arrivare nell’aula del Senato i primi giorni di ottobre in base a quando verrà calendarizzata la discussione”, spiega il senatore Augello. E quando toccherà all’assemblea potrebbero entrare in gioco i franchi tiratori. Se, come sembra scontato, Palazzo Madama deciderà di esprimersi a scrutinio segreto, Berlusconi potrebbe trovare nell’urna un numero sufficiente di salvatori del Cavaliere, dando vita a quell’armata Brancaleone capace di farlo restare in sella.

Tutto può accadere
Dunque tutto può accadere. Non a caso il deputato del Pdl, Francesco Paolo Sisto, presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, lancia un segnale chiaro e forte. “Di fronte ad una norma pacificamente non retroattiva, bisogna consentire a ciascun componente della Giunta del Senato di esercitare il proprio diritto-dovere di decidere secondo scienza e coscienza e non secondo quello che Epifani ha annunciato anticipatamente”, dice l’esponente azzurro, “noi restiamo convinti che la decisione di applicare a Berlusconi la norma Severino è illegittima sul piano tecnico e su quello giuridico; di conseguenza, se il Pd applicasse la legge in modo non uguale per tutti bensì diseguale, perché c’è di mezzo Berlusconi, commetterebbe un gesto ad alta densità di illegittimità politica”, aggiunge, “purtroppo per il Partito democratico il sacrificio di Berlusconi è diventato una sorta di badge per il congresso”.