Decreto incagliato in Commissione. Resta appesa pure la Crescita. Salva-Roma, Carige e Alitalia i nodi da sciogliere. Tutto rinviato alla Camera aspettando Palazzo Chigi

Il primo effetto era prevedibile. Previsto inizialmente per oggi, l’approdo in Aula alla Camera del decreto Crescita è già slittato a domani. E non potrebbe essere diversamente. Con il Governo appeso all’ultimatum lanciato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ai due azionisti della maggioranza, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, a Montecitorio la confusione regna sovrana. Conseguenza dell’inevitabile cortocircuito tra le truppe parlamentari e i maggiorenti dell’Esecutivo gialloverde. Insomma, tra emendamenti bloccati in attesa dei pareri del Governo, l’iter si impantana nelle commissioni Bilancio e Finanze (riunite), guidate da Claudio Borghi (Lega) e Carla Ruocco (M5S), in attesa dei vertici (sullo sbloccacantieri e il crescita) previsti ieri sera a Palazzo Chigi e poi chiusi con una fumata nera. Ergo, preso atto dai rispettivi Uffici di presidenza che non si sarebbe riusciti a chiudere l’esame nei tempi stabiliti, non è rimasto altro che rinviare la discussione in assemblea al tardo pomeriggio di domani, salvo ulteriori rinvii.

Decreto incagliato in Commissione. Resta appesa pure la Crescita. Salva-Roma, Carige e Alitalia i nodi da sciogliere. Tutto rinviato alla Camera aspettando Palazzo Chigi

TUTTO BLOCCATO. Sulle stesse proposte di modifica dei relatori presentate ieri, del resto, sono ancora attesi, come detto, i pareri del Governo e i relativi subemendamenti. Così, anche ieri, si è andati avanti accantonando la maggior parte degli emendamenti presentati dalla maggioranza. Ad eccezione di tre proposte degli stessi relatori, che si limitavano di fatto a precisare alcuni rimandi normativi. Non è da escludere, però, che sia presentato oggi un nuovo pacchetto di misure della maggioranza, da parte dei relatori (il leghista Giulio Centemero e il grillino Raphael Raduzzi) o del Governo, sulla scia del vertice di ieri notte a Palazzo Chigi. Più che mai necessario per superare l’impasse su quelli che si sono rivelati veri e propri ostacoli insormontabili.

A cominciare dalla questione della norma Salva Roma (su cui le nuove proposte dei relatori non intervengono). Ma non è tutto. Tra i nodi da sciogliere restano anche l’intervento su Carige proposto dalla Lega – che punta a trasformare le Dta in credito d’imposta in caso di aggregazioni bancarie sotto il limite dei 30 miliardi di attivo – e la norma (bocciata dall’Arera) a sostegno della continuità del servizio di Alitalia, che prevede di attingere 650 milioni di euro ai fondi della Cassa per i servizi energetici e ambientali. E non è tutto. Tra i provvedimenti attesi, anche un pacchetto di misure sulle casse previdenziali, con due interventi specifici per integrare la platea dell’Inpgi (l’Istituto di previdenza dei giornalisti) con i comunicatori e quella della Cassa ragionieri con gli amministratori di condominio.

ALTA TENSIONE. Difficoltà tecniche, insomma. Ma anche tensioni politiche. Soprattutto sul Salva-Roma su cui ieri è esplosa l’ennesima polemica contro l’atteggiamento della Lega che vorrebbe stralciare la norma dal decreto Crescita. Ritardandone di conseguenza l’intervento. “Dicano subito se preferiscono continuare a salvare le casse delle banche, invece che difendere i risparmi dei romani e degli italiani. La nostra pazienza è finita”, ha tagliato corto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, dopo settimane di tira e molla che non hanno portato ancora a nessuna decisione definitiva. Peraltro tra i 16 emendamenti presentatri dai relatori, sono stati dichiarati inammissibilità i due relativi alla promozione delle nuove tecnologie per la lingua dei segni e alla competitività delle imprese italiane che operano nell’ambito di tecnologie avanzate e producono sistemi civili, duali e militari.

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