Le destre e la malagestione della Sanità. Sicilia e Lombardia, due disastri con molto in comune

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Da Nord a Sud, dalla Lombardia alla Sicilia, un filo conduttore sembra accomunare le ombre che si addensano sulla gestione dell’emergenza Covid da parte di alcune Regioni. Emblematici i casi della Lombardia, dove si attende chiarezza sulla fornitura di camici divenuta per il Governatore Fontana un “affare di famiglia”, e della Sicilia, che vede il Governatore Musumeci ancora in sella nonostante l’indignazione suscitata dalla scoperta di pratiche “disinvolte” nella pubblicazione dei dati riguardanti la pandemia.

Le destre e la malagestione della Sanità

Entrambe le amministrazioni sono espressione di una destra che trova nella deriva populista della Lega e del movimento del Governatore siciliano (in cerca di un patto federativo con il partito di Salvini) un quasi esclusivo punto di riferimento. Una componente dello scenario politico che, al di là delle giravolte di facciata per recitare ora da forza di lotta ora da forza di governo, di fronte alla crisi sanitaria ha mostrato la sua vera anima e le ormai tristemente note strategie per garantirsi consenso. Ma, allo stesso tempo, si è rivelata essere – adattando un’espressione coniata dal sociologo Franco Ferrarotti – la perfezione… del nulla; ha consacrato l’efficientismo dell’inadeguatezza.

Ripercorrendo l’ultimo anno, appare chiaro come proprio questo tipo di destra sia stata la componente più resistente alle misure di contenimento, evidentemente nel tentativo di cavalcare il malumore delle piazze sottraendosi a quel senso di responsabilità che dovrebbe portare coloro i quali gestiscono la cosa pubblica ad adottare anche scelte impopolari. Prova ne sia il fatto che sia Musumeci che Fontana, nel commentare le valutazioni del Ministero della Salute, lanciarono entrambi il sospetto di decisioni orientate politicamente. Una continua ricerca del capro espiatorio per sfuggire alle proprie, spesso gravi, responsabilità.

Sicilia e Lombardia, due disastri con molto in comune

Una versione aggiornata del “Roma ladrona” di bossiana memoria, alimentata da una comunicazione tesa a sfruttare la generale mancanza di coordinate di fronte a una situazione inedita qual è la pandemia. Una comunicazione ostinatamente tesa ad alimentare processi di costruzione della realtà sociale antitetici rispetto al senso comune basato sulle esperienze personali di chi è stato a diretto contatto con il dramma dei contagi e dei decessi; di un Paese che ha viaggiato a due velocità in chiave di efficienze amministrative e nel quale proprio la Sicilia e la Lombardia si sono rivelate costantemente in coda.

Le fake news, d’altronde, costituiscono una cifra distintiva di questa destra, secondo un modello importato dalla Francia già alla fine degli Anni ‘90 e che ha trasformato la conquista del web e dei social in un obiettivo politico vero e proprio. La verità di questa destra è, sempre e comunque, una post-verità; una verità che va oltre, come quella dei decessi e dei contagi spalmati su più giorni o dei posti letto duplicati tra reparti ordinari e Covid hospital.

Il paradosso è che la sentenza definitiva su questi atteggiamenti l’ha emessa proprio un (ex) esponente della Giunta Musumeci, l’allora assessore alla Sanità Ruggero Razza che, intercettato dai magistrati, dice ai suoi dirigenti: “questo è il fallimento della politica”, riferendosi al tracollo del sistema sanitario siciliano. Lui, dimettendosi, ne ha tratto le conseguenze. Tutti gli altri no.

di Pietro Navarra (Prof. di Economia Pubblica all’Università di Messina e deputato Pd) e Marco Centorrino (Prof. di Sociologia della Comunicazione all’Università di Messina)

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