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Di buon Mattino… Cinque. Funziona il tandem Panicucci-Vecchi. Così Mediaset vola nelle morning news

Funziona il tandem Panicucci-Vecchi alla conduzione di Mattino Cinque. Così Mediaset vola nelle morning news.

Pubblicato il 29 Ottobre 2021 di Redazione on-line
di Redazione on-line
Di buon Mattino… Cinque. Funziona il tandem Panicucci-Vecchi. Così Mediaset vola nelle morning news

Una delle sfide più importanti di Videonews – la testata giornalistica di Mediaset diretta da Mauro Crippa – in questi ultimi anni è stata quella di proporre un format d’informazioni mattutino su Canale 5 che tenesse testa alle portaerei Rai da anni consolidate in quella fascia. In primis Unomattina, una delle trasmissioni più longeve del Servizio Pubblico, nata nel 1986 e da sempre considerata un’istituzione nell’ambito delle morning news.

Ma nel frattempo ha acquistato sempre più spazio Agorà su Rai 3, che ha raccolto l’eredità di Cominciamo bene e ora, sotto la guida di Luisella Costamagna, sta facendo benissimo (leggi l’articolo), pure con l’appendice Agorà Extra nata quest’anno e condotta magistralmente da Senio Bonini. E non dimentichiamo la concorrenza delle all news che la mattina sono particolarmente forti e, in alcuni momenti, vanno anche in chiaro sulle generaliste, come è il caso di Rainews24.

Mediaset ci aveva provato diverse volte a elaborare formule che qualitativamente mantenessero buoni standard, come Tutte le mattine con Maurizio Costanzo, ma i risultati non raggiunsero gli obiettivi prefissi. Finalmente nel gennaio 2008 ha preso vita Mattino Cinque, al cui timone si sono succeduti volti notissimi come Barbara D’Urso, Claudio Brachino, Paolo Del Debbio, Federico Novella, prima di arrivare alla coppia formata da Federica Panicucci e Francesco Vecchi (nella foto), giunti alla sesta edizione consecutiva insieme.

Questo duo funziona ed è stato giustamente riconfermato, con i conduttori che si alternano suddividendosi gli spazi della trasmissione: Vecchi più sulle parti strettamente giornalistiche, la Panicucci più su quelle di cronaca rosa e costume. La storia di Mattino Cinque parla di un crescendo in quanto a popolarità e ascolti: già l’anno scorso il contenitore aveva dato importanti segnali di forza, partendo come un diesel e riuscendo poi a battere con una certa regolarità Unomattina, che in passato invece aveva sempre la meglio sul mattino di Canale 5.

Quest’anno il trend si è materializzato fin dall’inizio della stagione con risultati addirittura monstre: è capitato che il programma sfondasse il tetto fatidico del 20% di share, percentuali ormai sempre più rare e che non si ottengono più nemmeno con il varietà. Guardando agli ascolti dell’edizione in corso, partita lo scorso 20 settembre, e confrontandola con lo stesso periodo del 2020, secondo i dati di OmnicomMediaGroup vediamo che Mattino Cinque è in crescita: sta viaggiando alla media di 820.931 spettatori (+2%) con il 16,8% di share, vale a dire 1,5 punti di share in più dell’anno scorso, un guadagno consistente in una fascia così agguerrita e prestigiosa come quella mattutina.

Bisogna quindi ammettere che per gli uffici marketing del Biscione si è trattato di un successo, i cui meriti vanno dati soprattutto a Emanuela Fiorentino, vicedirettrice di Videonews, tra le maggiori fautrici di questo esperimento. Da cosa ha origine questo successo? Sicuramente anche un po’ dal progressivo “invecchiamento” di Unomattina che pare un format troppo rigido, consolidato sì ma poco aperto alla contemporaneità, al netto della professionalità e della bravura indiscussa dei conduttori che via via si sono succeduti alla sua guida.

Inoltre Mattino Cinque ha saputo interpretare meglio di altri l’evoluzione dell’opinione pubblica che richiede un’informazione meno paludata, più vicina alla trasformazione della società, più “aggressiva” e, non da sottovalutare, più vicina ai giovani. Proprio questo può essere un altro dei suoi punti a favore, visto che presso il pubblico di 25/34 anni ha un consistente 14,7% di share che diventa 17,5% nella fascia 35/44 anni. A livello territoriale, gli share più alti si rilevano in Umbria (33,8%), Valle d’Aosta (28%) e Sardegna (22,1%) mentre quelli più bassi in Liguria (12,4%) e Lazio (12,1%).

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