Dopo Minoli, Gubitosi fa fuori Caprarica

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di Angelo Costa

Più che in stile british quello tra Antonio Caprarica e la Rai è un vero divorzio all’italiana. Finisce tra i veleni, infatti, il rapporto decennale tra lo storico corrispondente da Londra e Viale Mazzini. Con coda nelle aule di tribunale. Dopo alcuni mesi di trattativa, seguiti alla proposta dell’azienda di accedere al piano di esodi incentivati, il giornalista si è dimesso annunciando causa e denunciando «pressioni con metodi inammissibili e offensivi». In pratica la lettera del licenziamento l’azienda l’aveva pronta alla consegna, ma prima di riceverla Caprarica ha compiuto la contromossa: si è dimesso. «Qualche mese fa ho ricevuto la proposta di andare via dall’azienda con un incentivo. Non avevo nessun obbligo di accettare e avendo davanti a me due anni e mezzo di lavoro ho preferito rifiutare», ha spiegato il corrispondente all’Ansa. Da lì, secondo il giornalista, è cominciata «la persecuzione».
«Prima la Rai mi ha mandato un auditing, che non ha trovato e non poteva trovare niente – continua Caprarica – poi mi ha inviato in data 7 ottobre una lettera di contestazioni di violazioni di regole burocratiche interne, che persino il direttore del personale, in dichiarazioni che ho registrato, ha definito risibili e pretestuose».
Tra queste, irregolarità nell’assunzione dei collaboratori. «Senza nemmeno aspettare una mia risposta – sottolinea Caprarica – mi ha convocato il dg, dicendomi che se fossi andato via il procedimento disciplinare sarebbe decaduto. Io ho risposto che dalla Rai sarei uscito solo a testa alta e, a quanto mi risultava, l’azienda aveva già contattato un collega (Marco Varvello, ndr) a cui aveva offerto la sede di Londra, cosa che il dg non ha potuto negare. Quindi la direzione del personale mi ha inviato due lettere consecutive, invitandomi ad astenermi dalla gestione amministrativa della sede, di fatto esautorandomi dalle mie funzioni. Ho deciso quindi di andar via per giusta causa per consentire che sia un tribunale vero a giudicare. Anche il cda, da me tenuto al corrente, non ha dato segni di vita». Nessuna reazione da parte di Viale Mazzini alle accuse rivolte dall’ex dipendente e nessuna presa di posizione, per il momento, neanche dall’Usigrai. Il caso Caprarica non è il primo divorzio burrascoso dell’era Gubitosi. Anche Giovanni Minoli nei mesi scorsi aveva protestato per il suo allontanamento dalla tv pubblica.

Mineo alza la voce
Il senatore del Pd Corradino Mineo affonda lo stiletto contro Gubitosi. Difendere l’amico Caprarica è anche un’occasione per punzecchiare il dg che ha nominato Monica Maggioni direttore di Rainews (posto occupato in precedenza dallo stesso Mineo), rilanciando il canale all news con nuova linfa vitale. «Spero che il direttore generale – dice Mineo – abbia la bontà di spiegarci come mai abbia deciso di liberarsi di un bravo giornalista come Caprarica e di assumere una lunga fila di manager esterni: dal responsabile amministrativo a quella delle relazioni istituzionali, dal capo dell’audit al responsabile della sicurezza».

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