L’avreste mai detto che sarebbe bastato un Durigon qualunque per scoprire che Draghi non è poi così Super come ce l’avevano raccontata?

Draghi Durigon
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Draghi che il mondo intero ci invidia. Il Supermario che, a sentire certi giornali, con il solo potere del pensiero trascina la Nazionale alla vittoria degli Europei, Berrettini in finale a Wimbledon, propizia gli ori olimpici di Tamberi e Jacobs, tirando pure la volata decisiva di Tortu nella 4×100 ai Giochi di Tokio.

Draghi il misericordioso, che concede la grazia a Confindustria restituendole la libertà di licenziare negatale da quel populista sovversivo di Conte. E che rinvia la riforma degli ammortizzatori sociali a data da destinarsi. Così i lavoratori, che hanno perso il posto dall’oggi al domani, imparano la legge divina dell’ultraliberismo. Draghi, del resto, non fa prigionieri. Ne sa qualcosa il sottosegretario Tabacci costretto a rimettere la delega all’aerospazio per potenziale conflitto d’interessi dopo l’assunzione del figlio in Leonardo (che si occupa proprio di aerospazio).

Per non parlare dell’uomo vicino ai Benetton, dato in pole per il vertice dell’Anas, stroncato con un solo cenno di disapprovazione. Draghi il decisionista, l’uomo della Provvidenza. Ma pure il Draghi non pervenuto. Dopo giorni di polemiche e una mozione di sfiducia annunciata contro il sottosegretario Durigon (leggi l’articolo) per aver proposto di intitolare la Piazza Falcone-Borsellino di Latina al fratello del duce Arnaldo Mussolini.

Non pervenuto persino nel giorno in cui un ex consigliere di Colleferro propone di intitolarne un’altra ad Hitler (leggi l’articolo). L’avreste mai detto che sarebbe bastato un Durigon qualunque per scoprire che Mario non è poi così Super come ce l’avevano raccontata?